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Vino italiano all’estero, ecco le incognite del 2026

L’analisi Coldiretti tra dazi, prezzi e mercati nordamericani sempre più complessi

Vino italiano all’estero, ecco le incognite del 2026

Il 2026 si apre con uno scenario articolato per l’export del vino italiano, in particolare verso il mercato nordamericano. È quanto emerso da un recente webinar di settore organizzato nel Monferrato, durante il quale Coldiretti ha analizzato criticità e prospettive per il comparto vitivinicolo sui mercati esteri.

Negli Stati Uniti, e soprattutto a New York, i prezzi dei vini sono aumentati del 30-40% negli ultimi tre anni, incidendo su un consumo già limitato da una cultura del vino non ancora consolidata. I recenti dazi e la flessione del dollaro, sceso fino al 7% rispetto all’euro, hanno ulteriormente aggravato la situazione, con rincari che possono arrivare al 20%. Le vendite risentono soprattutto nella fascia medio-alta, mentre il mercato tende a concentrarsi sempre più sulla variabile prezzo.

Nel canale della ristorazione statunitense, la soglia di spesa per una bottiglia difficilmente supera i 150 dollari, rendendo i grandi vini di prestigio accessibili a una clientela ristretta. Tengono invece i prodotti collocati tra i 10-12 e i 30 euro all’uscita dalla cantina, più compatibili con le richieste del mercato.

In Sud America, il Brasile mostra segnali di evoluzione nei gusti dei consumatori, ma resta penalizzato da costi di importazione elevati, che possono arrivare al 70%, e da una cultura del vino ancora limitata. Il mercato privilegia le fasce di prezzo estreme e predilige vini dolci o abboccati.

Il Canada si conferma un mercato complesso, regolato dai monopoli provinciali e da procedure di accesso molto rigide. I tender semestrali e le restrizioni sull’importazione privata, unite alla riduzione del potere d’acquisto, penalizzano soprattutto i vini di fascia media, mentre resistono i prodotti entry-level e quelli premium.

Un elemento trasversale riguarda infine la Generazione Z, che registra un calo dei consumi legato sia a fattori economici sia a una ridotta cultura enoica. Secondo Coldiretti, lo scenario resta difficile ma gestibile, a condizione di adottare strategie mirate di promozione, presidio dei mercati e tutela del vino Made in Italy sui tavoli istituzionali europei.

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