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Il caso

Don Alì, la parabola del re senza palco: anche a fine pena verrà sorvegliato

Cosa succede nei prossimi giorni e cosa accadrà in futuro quello che, era, "il re dei Maranza"?

Don Alì, la parabola del re senza palco: anche a fine pena verrà sorvegliato

Anche quando avrà finito di pagare il conto con la giustizia, non sarà libero davvero. Perché fuori dal carcere lo aspetta un’altra gabbia, meno visibile ma altrettanto stretta. Tre anni di sorveglianza speciale, con obbligo di soggiorno nel Comune di residenza e divieto di comunicare e diffondere audio e video su internet. Tradotto: niente palcoscenico, niente dirette, niente proclami.

Il provvedimento arriva dal Tribunale di Sorveglianza di Torino su richiesta della Questura. Don Alì, all’anagrafe Alì Said, 25 anni, autoproclamatosi nei suoi stessi contenuti il «re dei maranza», arrestato a novembre 2025 dalla Squadra Mobile di Torino. Un personaggio, quello di Alì, costruito a colpi di video e intimidazioni, cresciuto nell’eco dei social, Tik Tok e Instagram in particolare, dove per anni ha esibito reati, bravate e minacce davanti a una platea di centinaia di migliaia di follower. La misura richiesta dal Questore però non è ancora definitiva. L’avvocata di Said, Federica Galante, l’ha impugnata. E comunque, per ora, resta sospesa: il 25enne è detenuto nel carcere di Aosta, dove sta scontando una condanna complessiva a cinque anni.
Condanne degli scorsi anni, diventate definitive dopo l’arresto, passate in giudicato mentre Said era già ristretto in misura cautelare.
Era già in cella, insomma, quando i conti del passato sono stati chiusi. Intanto attende un nuovo processo: è accusato di stalking insieme a due amici.
Per loro le misure cautelari sono state alleggerite e adesso sono sottoposti all’obbligo di firma. Gli inquirenti parlano dei fatti che riguardano Alì con parole specifiche «numerosi comportamenti violenti e minacciosi» contro soggetti vulnerabili: minorenni, anziani, piccoli commercianti.
Non tutte le vittime hanno denunciato. Troppa la paura di ritorsioni, di vendette, di trovarselo sotto casa. Troppa esposizione. Davanti alla telecamera ostentava sicurezza: «A me non mi arresta nessuno, sono come un grillo». A un controllore che gli chiedeva il biglietto sul treno, un uomo che stava svolgendo il proprio lavoro, Alì aveva sibilato: «Se continui così, stasera non torni a casa da tua moglie. Non mi interessa che sei un pubblico ufficiale. Chiama pure chi vuoi». Parole registrate, rilanciate, diffuse sui social, trasformate in spettacolo. L’episodio che ha fatto deflagrare il caso è quello di ottobre 2025: l’agguato a un maestro fuori da una scuola elementare. Con lui c’erano i due amici oggi coimputati. Al momento i suoi complici sono sottoposti all’obbligo di firma. Lui no, Alì. E’ in cella. L’insegnante, la vittima, fu affrontato e minacciato davanti alla figlia, accusato falsamente di aver maltrattato un allievo. Il video diventò virale. Padre e figlia, e la famiglia, mesi di sofferenza. Per lui, quel filmino, l’inizio della caduta.
Nel fascicolo sulla scrivania del pm Roberto Furlan c’è anche l’aggressione a una troupe Mediaset. E altri episodi. Quando la polizia lo ha stanato in una cantina dove si era nascosto, il personaggio social aveva già perso smalto. Poi sono arrivate le condanne che hanno composto il cumulo dei cinque anni. Dal carcere dove si trova Alì Said ha chiesto di essere sottoposto a una perizia psichiatrica.
Il giudice però l’ha negata.
Il 3 marzo il re dei Maranza comparirà davanti al giudice per l’aggressione al maestro: sarà un rito abbreviato, con giudizio immediato, niente dibattimento. A fine udienza si saprà se e quale condanna si aggiungerà.
L’insegnante, assistito dagli avvocati Davide Salvo e Davide Noviello, si è costituito parte civile insieme alla figlia, la bambina presente al momento dell’aggressione. In quel video il volto della piccola non era stato neppure oscurato.
Quanto resterà dentro Don Alì? Dipenderà da quella decisione, quella del giudice, quella del 3 marzo. Ma una cosa è certa: quando uscirà, non tornerà padrone del suo regno digitale. Per tre anni non potrà lasciare il comune di residenza né usare quei social che gli hanno costruito addosso un’identità e un potere. È lì che ha creato il personaggio. È lì che ha alimentato la paura. E proprio da lì, se la misura diventerà definitiva, resterà escluso. Un re senza sudditi. Lo show è finito.

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