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CRONACA GIUDIZIARIA

Torino, rogo al palazzo di via Garrone: «Ho bruciato tutto». Poi la retromarcia: ma la donna resta in carcere

Le fiamme, però, parlano chiaro: partono dai rifiuti, si arrampicano sulla facciata, arrivano in alto. Tre ore per spegnerle

Torino, rogo al palazzo di via Garrone: «Ho bruciato tutto». Poi la retromarcia: ma la donna resta in carcere

«Ho bruciato tutto». Una frase che inchioda. Poi la frenata, in aula: «Non parlo bene l’italiano, volevo dire che ho visto l’incendio». Nel mezzo, un palazzo Atc, quello in via Fratelli Garrone, annerito dal fumo e una versione che cambia troppo in fretta per essere ignorata. Davanti al giudice Antonio Serva, la 24enne arrestata il 9 aprile prova a ridisegnare la scena: una sigaretta lanciata, nessuna intenzione. «Ero lì per cercare dei familiari». Ma il racconto non tiene. Su richiesta della pm Monica Supertino, il carcere resta. La difesa, con l’avvocato Carmelo Scialò, aveva chiesto una misura diversa. Le fiamme, però, parlano chiaro: partono dai rifiuti, si arrampicano sulla facciata, arrivano in alto. Tre ore per spegnerle. Nessun ferito, ma danni pesanti. E un’altra versione ancora, quella iniziale: «L’ho fatto per scaldarmi». Per il giudice le parole non combaciano e l’incendio non è compatibile con una semplice disattenzione. Troppo esteso, troppo rapido. Da qui la linea dura: rischio di reiterazione, profilo considerato pericoloso, nessuna percezione della gravità del gesto. Tradotto: resta dentro.

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