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la sentenza
05 Aprile 2023 - 09:19
Immagine generica di un campo nomadi del Torinese
Quando si è accorto che gli era stato rubato il borsone dal proprio furgone, ha deciso di improvvisarsi detective e di farsi giustizia da solo. Ha attivato da un pc il programma che geolocalizza l’iPhone, e non si è fermato nemmeno quando ha scoperto che il dispositivo si trovava all’interno del campo rom di Nichelino. Dopo avere assoldato due amici, suoi colleghi e connazionali (operai rumeni), si è presentato al campo di via Santhià chiedendo ai nomadi la restituzione del maltolto. Ma la presunta ladra, minacciandolo, gli ha detto: «Se rivuoi il portafoglio devi darmi 100 euro subito». E l’operaio ha pagato.
Si è chiuso il 4 aprile 2023, con la condanna a tre anni e quattro mesi di reclusione per furto ed estorsione, il processo per direttissima a carico di una donna della famiglia Sulejmanovic. L’imputata è difesa dall’avvocata Stefania Consoli e ha vari precedenti. Era sottoposta alla misura dei domiciliari con il braccialetto elettronico.
Secondo la ricostruzione dell’accusa confermata dalla giudice Giulia Maccari, la donna avrebbe rubato un borsone dall’interno di un furgone posteggiato in un’area di sosta nei pressi di una fabbrica, il primo di aprile. All’interno c’erano gli effetti personali e i documenti di un operaio rumeno, che anziché rivolgersi alle forze dell’ordine, con l’aiuto di due connazionali ha avviato “un’indagine”. Ma ha rischiato molto. E la sua impresa non ha avuto fortuna perché al campo rom, la presunta ladra che gli ha chiesto i soldi in cambio del borsone, ha teso al trio un inganno. Dopo essersi intascata 100 euro, ha fatto avere al proprietario la borsa ma senza i documenti. A quel punto, la vittima ha sporto denuncia ai carabinieri, che hanno arrestato la donna.
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