l'editoriale
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01 Maggio 2022 - 08:45
Il 4 maggio 1929 veniva avviato l’impianto idroelettrico di Ceresole Reale, per servire una città che superava i 600mila abitanti e che era il secondo polo industriale d’Italia dopo Milano. Il nastro dell’impianto non venne però tagliato: la diga sarebbe stata inaugurata dal principe di Piemonte, futuro Umberto II di Savoia, il 2 agosto 1931. Il principe in quei mesi era a Torino, dove aveva fissato la sua dimora.
Facendo un passo indietro, possiamo ricordare che nel 1907 era stata costituita l’Azienda Elettrica Municipale Torinese, denominata Aem, che è stata la “mamma” dell’Iren; ma già prima, nell’anno 1900, il conte San Martino d’Agliè aveva presentato un innovativo progetto per lo sfruttamento dell’acqua della Valle dell’Orco. Il progetto rimase lettera morta fino al 1907, quando fu costituita l’Aem e lo sfruttamento del torrente Orco tornò a essere argomento di discussione.
La proposta del Comune di Torino fu approvata nel 1919. Ed ecco che il 22 luglio 1925 iniziò la creazione della diga, opera dell’ingegner Bornati che studiò un complesso sistema per rendere il Comune di Torino sufficientemente indipendente grazie alla rete idroelettrica della Valle Orco. Secondo il progetto, era necessario creare un invaso di ben 14 milioni di metri cubi di acqua; alla fine, però, il lago artificiale di Ceresole sarà ben più grande, infatti arrivò a ben 30 milioni di metri cubi di acqua. Ovviamente, le abitazioni che si trovavano in quel luogo furono espropriate e finirono miseramente sott’acqua (dove sono ancora).
L’opera attirò a Ceresole Reale migliaia di manovali: un esercito di muratori e di addetti alle mansioni più diverse che per sei anni lavorarono ad un’opera che il regime fascista elogiò come una delle migliori realizzate in Italia. Si era in anni in cui ogni opera pubblica doveva essere incensata e mostrata al mondo quale brillante esempio della grandezza degli italiani, ed ecco che l’impressionante muraglione in cemento di Ceresole Reale divenne anche soggetto di cartoline e di scatti ricordo, nonché di gite scolastiche per ammirare il progresso che prendeva forma.
Negli ultimi anni, più volte l’acqua è scarseggiata; quest’anno, in modo particolare, il lago si è svuotato completamente a causa della imperante siccità. In questo modo è stato possibile vedere cosa c’è sotto l’acqua. Il record di siccità della fine inverno e della prima primavera 2022 ha quindi permesso la riemersione del vecchio paese di Ceresole Reale finito sommerso dal lago artificiale: le vecchie case in pietra, emblemi dell’architettura povera delle Alpi, sono ancora lì, a testimoniare un pezzo di storia recente delle nostre montagne.
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