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Il Borghese

Separare le carriere dei giudici? Sì, da Chat GPT

Il ministro Nordio al Question TIme: "Accertamenti sui magistrati di Torino"

Sentenza con ChatGPT? Nordio manda gli ispettori a Torino

Separare le carriere dei magistrati? Intanto si cominci a separarli da ChatGPT. Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha infatti svelato che ha avviato «accertamenti» sui magistrati torinesi che hanno usato l’intelligenza artificiale per una sentenza.

A far emergere il caso è stato il question time alla Camera in questi giorni. Il ministro ha risposto a una interrogazione parlamentare dell’onorevole Enrico Costa (Forza Italia) riguardo una sentenza della Corte d’Appello di Torino di un paio di anni fa: un caso di frode fiscale, già finito in Cassazione. Ed è qui che è emerso il tutto: gli avvocati dell’imputato, nel loro ricorso, avevano contestato le motivazioni della sentenza, spiegando che erano state realizzate con l’intelligenza artificiale. Questo perché i riferimenti giuridici citati nelle motivazioni, semplicemente, non c’erano. Come fosse una delle “libertà creative” di AI come ChatGPT. E difatti la Cassazione ha riformulato in parte la sentenza.

Insomma, il sospetto è che il giudice estensore, magari per velocizzare il lavoro, considerata la mole di arretrati della magistratura torinese - seconda solo a quella della carta che devono riempire fra sentenze, motivazioni, ordinanze, dispositivi e via dicendo - possa aver utilizzato un “aiuto digitale”. Ma forse senza verificare adeguatamente.

Ma ora la questione diventa più che politica. Il deputato Costa ha chiesto lumi - e sanzioni - al ministro e il Guardasigilli ha svelato di aver disposto verifiche presso «l’autorità giudiziaria competente», ossia quella torinese. Si badi bene: non è ancora stato accertato l’uso di ChatGPT o dell’AI Mode su Google, ma è questo che gli ispettori del ministro stanno verificando. Nordio, dal canto suo, ha ricordato come sia l’intelligenza umana alla base del lavoro giudiziario: l’indagine, la verifica degli elementi di prova, la ricerca dei corretti riferimenti di legge, la valutazione della colpa e la pena. E ha aggiunto che, sì, certamente l’AI è una risorsa, ma usarla «richiede adeguate garanzie». E capacità, si aggiunge. La materia bisogna saperla maneggiare e anche gli strumenti. E non parliamo soltanto di quelli digitali.

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