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L'intervista
05 Marzo 2026 - 21:52
l'avvocato Stefano Commodo, titolare dello studio legale Ambrosio&Commodo
Spiegare le ragioni per cui è necessario votare “Sì” al referendum confermativo della riforma costituzionale già approvata dal Parlamento che introduce la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e pubblici ministeri. In vista dell’appuntamento elettorale del prossimo 22 e 23 marzo, la lotta tra il “Sì e il No” è senza esclusioni di colpi. Questa sera Alleanza Cattolica e Rinascimento Europeo promuovono, alle 21, l’incontro dal titolo: “Le ragioni del sì, senza fermarsi lì!” presso il Centro Studi San Carlo, di via Monte di Pietà 1, in cui interverranno - con la moderazione dell’avvocato Ferdinando Leotta, reggente regionale di Alleanza Cattolica - l’avvocato Stefano Commodo, anche portavoce di Rinascimento Europeo, e l’avvocato Mauro Ronco, professore emerito di diritto penale.
Il testo del referendum prevede due Consigli superiori distinti – uno per i giudici e uno per i pm –, una Corte disciplinare costituzionale e il sorteggio per la scelta dei componenti degli organi di autogoverno. Votare Sì significa confermare la riforma. Ne parliamo con Stefano Commodo.
Avvocato, è corretto parlare di “referendum sulla giustizia”?
«Si fa un po’ di confusione. L’oggetto, nello specifico, è l’organizzazione delle carriere dei magistrati. È un tema discusso da decenni: la distinzione tra magistratura requirente e giudicante. L’obiettivo è rafforzare il principio di un giudice davvero terzo rispetto all’accusa».
Che cosa cambierebbe per i cittadini se vincesse il Sì?
«Il cittadino deve poter essere giudicato da un giudice che non appartenga allo stesso corpo professionale di chi lo accusa. La separazione delle carriere rafforza questa distinzione e quindi la percezione di imparzialità del processo».
Il procuratore Nicola Gratteri ha detto che voteranno sì “massoni e pregiudicati”. Che ne pensa?
«Sono frasi ad effetto che non aiutano a comprendere la riforma. Così come non è fondata l’idea che la separazione delle carriere metta i pubblici ministeri sotto il controllo della politica. Su temi così delicati il dibattito dovrebbe essere più razionale».
La riforma esporrebbe di più la magistratura alla politica?
«Nel testo non c’è nulla che vada in questa direzione. Sono polemiche che non trovano riscontro normativo. Se ci fosse davvero un tentativo di controllo politico della magistratura, sarei il primo a oppormi».
E' giusto politicizzare il referendum?
«Una sciocchezza. Tutti i cittadini hanno interesse che l'organismo che governa la giustizia sia efficiente e indipendente. Per farlo si deve passare per la separazione delle carriere. La riforma è posizione condivisa e trasversale. Ci sono personaggi di destra contrari. Tanti di sinistra riformista a favore.
Perché introdurre il sorteggio?
«Può sembrare una soluzione radicale, ma nasce dalla necessità di limitare il peso delle correnti nella magistratura. Le vicende degli ultimi anni hanno mostrato quanto queste dinamiche possano incidere sulle carriere. Il sorteggio è uno strumento per ridurre questa politicizzazione».
Quali gli effetti di lungo periodo se passasse il Sì?
«Soprattutto un miglior rapporto tra cittadini e giustizia. La giustizia non deve apparire come un ambito riservato agli addetti ai lavori, ma come un servizio realmente al servizio di tutti».
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