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Fed e BCE, la svolta non arriva: cosa significa per mutui e prestiti

Inflazione e guerra pesano sulle scelte

Fed e BCE, la svolta non arriva: cosa significa per mutui e prestiti

Tra il 29 e il 30 aprile sono attese le riunioni della Federal Reserve e della Banca centrale europea, con aspettative che convergono su una linea prudente: tassi fermi nel breve periodo.

Negli Stati Uniti, la Federal Reserve dovrebbe mantenere invariato il costo del denaro nell’intervallo tra il 3,5% e il 3,75%. I mercati danno per quasi certa questa scelta, con i future sui Fed Funds che indicano una probabilità del 100% di una pausa. L’orientamento resta quello definito “higher for longer”, cioè tassi più alti mantenuti più a lungo, almeno finché il quadro macroeconomico non offrirà segnali più chiari.

Il tema centrale resta l’inflazione, che continua a muoversi su livelli considerati ancora distanti dall’obiettivo. In questo contesto, la banca centrale mantiene un approccio attendista, rinviando eventuali tagli. Diverse società di investimento sottolineano l’incertezza legata anche alle tensioni geopolitiche, in particolare in Medio Oriente, che rendono più complessa la valutazione sull’andamento dei prezzi e della crescita. La Federal Reserve, secondo queste analisi, resta in una posizione che consente di osservare l’evoluzione dei dati prima di intervenire.

Alcuni scenari prevedono possibili tagli nel corso dell’anno o nel 2026, ma non nell’immediato. Allo stesso tempo, dai verbali emerge anche la possibilità che, in presenza di nuove pressioni inflazionistiche, si possa discutere di ulteriori rialzi.

Situazione simile nell’area euro, dove la Banca centrale europea si riunisce il 30 aprile. Anche in questo caso, le attese principali indicano una conferma dei livelli attuali dei tassi, senza tagli nel breve termine.

Attualmente i tassi nell’Eurozona sono:

  • 2% sui depositi
  • 2,15% sulle operazioni di rifinanziamento principali
  • 2,40% sulle operazioni marginali

La BCE ha segnalato la necessità di maggiore chiarezza prima di intervenire, confermando una strategia di attesa.

Uno dei fattori principali è legato all’andamento dei prezzi energetici, influenzati dalle tensioni internazionali, in particolare dal conflitto tra Stati Uniti e Iran. La banca centrale sta valutando se l’aumento dei costi sia temporaneo o destinato a durare più a lungo.

Un elemento emerso di recente riguarda le aspettative delle imprese: le aziende dell’Eurozona prevedono un aumento dei prezzi di vendita del 3,5% nei prossimi 12 mesi, a fronte di costi in crescita del 5,8%. Questo dato viene osservato perché segnala il possibile trasferimento dei costi ai consumatori, con effetti sull’inflazione. Le aspettative sui salari risultano invece in lieve calo, con una crescita prevista al 2,8%.

Secondo diverse stime, la BCE potrebbe mantenere i tassi invariati nel breve periodo e valutare eventuali rialzi nei mesi successivi, in particolare a giugno. Alcune previsioni indicano poi possibili riduzioni solo più avanti, fino al 2027.

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