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Petardi, pietre e i gas: in valle torna la guerra tra la polizia e i No Tav

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In Val di Susa si è tornati a respirare i fumi dei gas lacrimogeni. Quelli che a decine sono stati lanciati dai poliziotti asserragliati all’interno del cantiere di San Didero, circondati da oltre tremila manifestanti No Tav. Tanti erano ieri, 8 dicembre, riuniti per la tradizionale marcia nel ricordo dell’inizio di tutte le ostilità, l’8 dicembre 2005, 17 anni fa. Dopo la pausa che è coincisa con quasi tutto il periodo della pandemia, il movimento No Tav è tornato all’antico. Dopo anni di assenza si è rivisto, alla testa del corteo, Alberto Perino, lo storico leader valsusino, e con lui anche gli esponenti di primo piano di quella componente dei centri sociali torinesi che ha un’appendice importante a Bussoleno: da Dana Lauriola a Lele Rizzo ad Andrea Bonadonna. Tre leader del movimento che hanno seguito ordinatamente il corteo, senza mai lasciarsi andare a comportamenti offensivi nei confronti delle forze dell’ordine. La vecchia guardia partecipa, ma non guerreggia perché una nuova generazione ha preso la testa della manifestazione e ha sfidato la polizia assediandola nel cantiere e prendendosi di rimando le cannonate di acqua fredda prima, e i gas lacrimogeni dopo. Le forze dell’ordine hanno fatto in fretta a porre fine alla guerriglia, iniziata con un ripetuto tentativo di sfondamento delle reti nella parte nord ovest del cantiere e con lancio di petardi e pietre, tant’è che un poliziotto è rimasto ferito. Un corteo “molto valsusino”, con pochi manifestanti venuti da altre città o dall’estero. Ma un corteo, però, che non aveva il crisma istituzionale conferito dai sindaci della valle con fascia tricolore. Presenti solo, ma a livello personale, il primo cittadino di Avigliana, Andrea Archinà e la sua vice Paola Babbini, quelli di San Didero (Sergio Lampo), Mompantero (Piera Favro), Venaus (Nilo Durbiano), Villardora (Mauro Carena), Sant’Ambrogio (Antonella Domenica Falchero), mentre i primi cittadini di Almese (Ombretta Bertolo) e Chiusa San Michele (Fabrizio Borgesa) avevano aderito, ma per motivi di salute non hanno potuto partecipare. «Se i sindaci non hanno voluto venire in forma ufficiale - ha dichiarato Alberto Perino -, non è un problema nostro, ma solo loro. Il movimento è vivo e in salute e, come ci siamo sempre stati, continueremo ad esserci, perché quest’opera non va fatta». La giornata era cominciata, attorno a mezzogiorno di ieri, in modo festante e a chi partecipava al corteo è stata servita polenta concia accompagnata da un bicchiere di vin brulé. I manifestanti hanno evitato di occupare, come era accaduto in passato, l’autostrada del Frejus e, dopo una marcia di circa sei chilometri (da Bussoleno a San Didero), il corteo è giunto al cantiere, «il nostro vero obiettivo». La testa del serpentone si è diretta subito alle reti, mentre ai cancelli difesi anche da filo spinato, altri militanti battevano con sassi e martelli contro le recinzioni. L’ultima battaglia della Val di Susa si è consumata in circa un’ora. Mentre un’ampia e densa nuvola di gas si alzava verso i monti della valle, i tremila No Tav lasciavano alla spicciolata la zona del cantiere e ripercorrevano a ritroso la Statale 25 fino a Bussoleno per risalire in auto o sui treni diretti a Torino. Poi, fino a tarda sera, la polizia ha monitorato i confini di quello che sarà l’Interporto, per contrastare possibili attacchi notturni da parte di qualche sparuto gruppo di irriducibili. Nuovi assalti, però, non ce ne sono stati (giusto qualche fuoco d’artificio) e questo 8 dicembre si è concluso con i titoli di coda dell’ennesima puntata della nuova stagione di un serie che sembra non avere mai una fine.
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