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CRONACA GIUDIZIARIA
22 Aprile 2026 - 12:16
Non bastano i disturbi psichici a escludere la responsabilità. La Corte d'Assise di Torino ha condannato a 14 anni di carcere Pasquale Piersanti, 62 anni, per aver ucciso la moglie Fernanda Di Nuzzo, accoltellata il 28 maggio 2025 nella loro casa di Grugliasco. I giudici hanno escluso le attenuanti generiche, ma riconosciuto una parziale infermità di mente. Una decisione che si colloca tra le posizioni emerse in aula: da un lato la richiesta della procura, nove anni e quattro mesi con attenuanti; dall’altro la difesa, che aveva chiesto l’assoluzione per non imputabilità. La sentenza stabilisce anche i risarcimenti per i due figli, costituiti parte civile con l’avvocato Maurizio Riverditi. Al figlio è stata riconosciuta una provvisionale di 156.500 euro. Alla figlia, presente in casa al momento dell’omicidio, 180mila euro. Per Piersanti è stata inoltre disposta l’esclusione dai diritti ereditari e l’obbligo di una misura di sicurezza: almeno tre anni in una struttura dedicata. Il processo si è giocato sulla capacità dell’imputato di intendere e di volere. Il sostituto procuratore Paolo Scafi aveva riconosciuto margini per le attenuanti. La difesa, con l’avvocato Andrea Battisti, ha invece insistito sulla totale incapacità, richiamando una lunga storia di disturbi allucinatori e fragilità psichiche. Ma la perizia ha indicato che Piersanti era in grado di stare in giudizio. Da qui la scelta della corte: responsabilità riconosciuta, ma con una riduzione legata alla condizione mentale. Prima della sentenza, l’imputato ha reso dichiarazioni spontanee: “Non riesco ancora a ricordare cosa ho fatto. Ho un vuoto”. Poi il riferimento alla moglie: “Mi serviva in tutti i modi, io avevo bisogno di lei”. Dopo la lettura del dispositivo, nessuna reazione. È rimasto immobile, in silenzio.
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