La prima volta che
Zoe Tavarelli si ritrovò su un set aveva appena 11 mesi. La seconda? Solo qualche settimana più avanti.
Niente di strano per chi come lei è figlia d’arte, il papà
Gianluca (“Il giovane Montalbano”, “Maria Montessori”, “La mossa del cavallo”, “Un amore”, “Liberi”) è considerato tra i registi più affermati del piccolo schermo e non solo.
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Uno che dalla Torino industriale degli anni Novanta è riuscito, contando solo su se stesso, a realizzare un sogno chiamato cinema contagiando suo malgrado l’istinto della piccola Zoe.
Oggi una splendida attrice di 22 anni, quasi tutti trascorsi davanti e dietro le telecamere, complice il papà, appunto, e la sua grande famiglia allargata.
La mamma, Francesca Bocca, è scenografa nonché attuale compagna di Davide Ferrario, anche lui regista da anni residente a Torino. Un amore quello per il cinema che ha spinto Zoe, giovanissima, a lasciare l’Italia alla volta di Los Angeles dove si è da poco diplomata presso la prestigiosa American Academy of Dramatic Arts.
Insomma Zoe, nella sua vita non poteva esserci altro che il cinema?
«Esatto, io sono praticamente nata sul set con papà e mamma e anche quando le loro vite si sono divise entrambi si sono messi con persone sempre del settore. Il cinema rappresenta la mia casa».
L’insegnamento più importante di suo padre?
«Quello di non mollare mai. Nella vita nessuno ti regala nulla, tutto ciò che abbiamo lo dobbiamo sudare. Mio papà è la mia forza e sono felice di avere vissuto da sola con lui a Roma, me lo sono “goduto”».
In che senso?
«Da bambina rimasi a Torino con mamma e Davide, appena compiuti i 14 anni sono andata da lui a Roma e insieme abbiamo trascorso anni bellissimi dentro e fuori dal set».
E poi l’America...
«Sì, a un certo punto ho deciso di staccarmi dalla mia famiglia e dall’Italia per crescere e mettermi alla prova. Sono volata quaggiù dove nessuno mi conosceva e quindi associarmi a mio papà, mi sono sottoposta alla selezione molto rigida dell’Academy e l’ho superata».
Quali sono le sue ultime esperienze?
«“The lost film series”, con il premio Oscar Chris Cooper, per quanto riguarda il cinema. In tv, invece, ho realizzata per gli Usa “Manny’s garage sale: a Hotchcock knot” del quale vado molto fiera».
Adesso che succederà?
«Passerò tutta l’estate a fare casting su casting qui a Los Angeles in produzioni americane o italo americane. Il fatto di parlare correttamente l’inglese mi agevolerà».
Cosa significa lavorare negli Stati Uniti?
«Significa una sola cosa: professionalità. Qui sul set si lavora sodo anche dodici ore al giorno, non c’è spazio né tempo per capricci o cose varie. E soprattutto si lavora se si è bravi davvero».
Certo che la sua bellezza è un valore aggiunto...
«Le assicuro che non c’è bellezza che tenga quando non si è adatti a una parte. Hollywood sta sempre più prendendo un’altra strada rispetto ai canoni estetici. Oggi si prediligono volti “strani”, interessanti e nuovi, invece delle solite Barbie o dei Ken».