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Juve, tutti sapevano: «Illecito prolungato». Ora si rischia ancora

Turin, Italy. 20/07/2020. Italian Serie A Football Championship.

Andrea Agnelli, Juventus con Paratici e Nedved (Depositphotos)

Cherubini fa un “libro nero” per mettere all’angolo Paratici, di modo da porre un freno alla sua gestione sulle cosiddette plusvalenze, ma quel documento diventa la prova regina contro la Juventus. Sì, si legge anche questo nelle motivazioni, depositate ieri della sentenza della Corte d’Appello della Figc che è costato ai bianconeri un pesantissimo -15 in classifica. Il libro nero, ma anche uno scambio di documenti con l’Olympique Marsiglia per la valutazione di due giocatori con correzioni fatte a biro, oltre alle intercettazioni di fatto autoincriminanti.

«La Juve ha commesso un illecito disciplinare sportivo, tenuto conto della gravità e della natura ripetuta e prolungata della violazione» si legge nelle trentasei pagine, metà delle quali sono solo elencazioni dei deferiti in fase iniziale e degli articoli violati, diffuse ieri. Per chi è abituato a leggere motivazioni in ambito giudiziario ordinario, questo documento appare almeno spoglio: non per niente la Juventus e i suoi legali hanno diffuso ieri in serata una nota per definirlo Si tratta di un «prevedibile nei contenuti, alla luce della pesante decisione, ma viziato da evidente illogicità, carenze motivazionali e infondatezza in punto di diritto, cui la Società e i singoli si opporranno con ricorso al Collegio di Garanzia presso il CONI nei termini previsti».

Il ricorso, nei fatti, dovrebbe riguardare la motivazione per cui la Corte giustifica la revoca della sua stessa sentenza precedente - in buona sostanza, nelle motivazioni si parla delle migliaia di pagine di documenti prodotte dalla Procura della Repubblica, dove manco siamo a livello di udienza preliminare -, la mancanza di sanzioni per gli altri soggetti coinvolti nelle operazioni di mercato e via dicendo. Per la corte federale, nel comportamento della Juve c’è «una aggravante distintiva rispetto a qualunque precedente: proprio con specifico riguardo alla FC Juventus S.p.A., colpisce la pervasività ad ogni livello della consapevolezza della artificiosità del modus operandi della società stessa. Dal direttore sportivo di allora (Paratici) all’allora dirigente suo immediato collaboratore (Cherubini). Dal presidente del consiglio di amministrazione (Agnelli) a tutto il consiglio stesso (citato come consapevole dal medesimo Agnelli). Sino ancora all’azionista di riferimento e all’amministratore delegato (Arrivabene) e ancora passando per tutti i principali dirigenti, inclusi quelli aventi competenza finanziaria e legale». Ergo, tutti sapevano, erano consapevoli, dunque l’illecito era a tutti gli effetti «un sistema» che andava a violare i criteri di lealtà sportiva. Una sentenza «decisamente robusta e ben motivata» secondo il professor Salvatore Sica, esperto di diritto sportivo, per il quale «sovvertire la sentenza da parte della Juventus sarà difficile. La parte più complicata, dal punto di vista del procedimento sportivo, era quella dell’ammissibilità a nuovo giudizio. Ma la Corte ha colto un punto importante perché con la revocazione si dà luogo, di fronte a nuovo materiale probatorio, a un vero e proprio nuovo processo sportivo ed è quello che è stato fatto». Entrando nel merito delle motivazioni «il loro cuore è nella violazione dell’articolo 4, comma 1, ovvero la violazione dei doveri di correttezza, lealtà e probità» ha poi sottolineato Sica.

Il fatto è che, come ammesso dalla stessa corte, la “pistola fumante” è rappresentata dal materiale e dalle parole prodotte dai dirigenti stessi, che «hanno valenza confessoria». Nulla di più. Ma per i bianconeri, al di là del rischio di vedersi respingere il ricorso, c’è l’incognita della seconda indagine, quella sull’accordo per gli stipendi, dove di messo ci sono le dichiarazioni dei giocatori, la “carta segreta” di Ronaldo e via dicendo. Al di là della giustizia ordinaria, quella sportiva potrebbe decidere di penalizzare ulteriormente i bianconeri anche per questo: a quel punto, anche se non retrocessi in B per motivi giudiziari - l’unica, sarebbe dimostrare che la Juventus, senza l’eventuale falso in bilancio, non aveva titolo per iscriversi al campionato di A, molto improbabile -, sarebbe ben difficile evitare la ricaduta “sul campo”. Allegri, in fondo, domenica non parlava solo ai calciatori.

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