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ESPERIENZA A CINQUE CERCHI
30 Gennaio 2026 - 10:30
Davide D'Elicio sulle piste come medico della Fisi
Il suo cognome è sinonimo di sport. Papà Riccardo è lo storico presidente del CUS Torino e la sorella Eleonora è stata campionessa italiana di salto triplo. Lui ha costruito una famiglia con Anna Laura Marone, atleta di spicco dei 400 ostacoli, che gli ha regalato le due piccole pesti, come le chiama, Camilla e Margherita. Il 42enne Davide D’Elicio, laureato in Medicina e Chirurgia a Torino e specializzato in Ortopedia e Traumatologia a Milano, dove lavora all’Istituto Clinico San Siro, con frequenti impegni torinesi anche all’Ospedale Koelliker, si appresta a vivere un’esperienza unica alle Olimpiadi di Milano Cortina, che scatteranno venerdì 6 febbraio con la cerimonia inaugurale.
Pronto per l’avventura?
«Non vedo l’ora d’iniziare, sarò il medico in pista in occasione delle competizioni di sci alpino maschile a Bormio e spero di non essere affatto utile (e ride …), perché vorrà dire che non si sarà fatto male nessuno. Si respirerà un’aria speciale e sarà fantastico assistere dal vivo alle imprese dei vari fenomeni come Marco Odermatt. Non sarà scontato chi possa vincere e questo renderà tutto ancora più bello».
Per chi farà il tifo?
«Seguirò certamente le gare di velocità e dunque ovviamente per Giovanni Franzoni, Dominik Paris, Mattia Casse, Florian Schieder e Christof Innerhofer, che possono darci delle grandi soddisfazioni. Mi hanno chiesto la disponibilità anche per il gigante e vedrò se riuscirò a fermarmi».

Davide con papà Riccardo
Alle grandi manifestazioni è comunque già abituato?
«Sì, perché dal 2012 faccio parte dello staff medico del CUSI e ho partecipato a una quindicina di Universiadi invernali ed estive. Ricordo con piacere l’edizione invernale di Granada, nella quale l’Italia fece incetta di medaglie nello sci alpino, e l’estiva di Shenzhen, in cui la squadra di atletica era numerosa e molto forte».
Ha seguito anche la Coppa del Mondo di sci?
«Sì dal 2015, quando sono stato in America, per le tappe ad Aspen, Beaver Creek e Vail, maschili e femminili delle specialità tecniche e di velocità. Lì ho ritrovato da medico Matteo Marsaglia, che faceva le gare con me, e Mattia Casse che gareggiava con mia sorella da piccolino. Avevo allenato con suo padre. C’erano anche Giovanni Borsotti e gli altri campioni, Federica Brignone, le sorelle Fanchini, Innerhofer, il primo Paris e l’ultimo Peter Fill. Insomma la Nazionale azzurra, uno spettacolo».

Foto di gruppo alle Universiadi invernali di Krasnojarsk, in Russia, del 2019
Possiamo dire che lei sia nato nello sport?
«In effetti è proprio così, ero ancora in fasce e mio padre mi portava già sui campi di atletica, dove allenava».
Quali discipline ha praticato?
«Ho avuto la fortuna di farne diverse, come nuoto, atletica, tennis, sci, volley e basket. Siccome nella pallavolo e nella pallacanestro l’altezza non elevata non mi aiutava, a un certo momento mi sono dedicato soprattutto a tennis e sci, da agonista e poi diventando maestro in entrambi. Nello sci ho ancora insegnato fino a 2-3 anni fa».
Ora è anche consigliere del CUS Torino, cosa rappresenta per lei questo incarico?
«Ci tengo moltissimo, respiro il CUS da sempre e sono felice finalmente di essere coinvolto ufficialmente e di poter dare una mano operativamente. Il direttivo è stato molto ringiovanito, perché si è scelto di investire in un’ottica di lungo periodo. Sono orgoglioso di farne parte».
Ha dei ricordi di Primo Nebiolo?
«Era un uomo dal peso specifico pazzesco. Avevo dieci anni e non dimenticherò mai la cerimonia di apertura delle Universiadi di Buffalo del 1993. Lui parlò davanti allo Stadio pieno e si percepiva una grande emozione generale al cospetto del suo carisma».
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