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IL CASO

Ad Alba il Museo del Tartufo riduce le aperture, accende il dibattito

Persi nove mesi di lavoro, opposizione infuriata e turisti delusi

Ad Alba il Museo del Tartufo riduce le aperture, accende il dibattito

Serrande giù per il Museo del Tartufo. Da martedì 7 gennaio, una delle vetrine più prestigiose della capitale delle Langhe ha spento le luci e le riaccenderà solo a marzo, e inizialmente solo nei weekend. La decisione della Giunta comunale di riorganizzare la gestione ha trasformato quello che doveva essere un tempio della cultura aperto 365 giorni l'anno in una struttura a "mezzo servizio", con oltre cento giorni di chiusura totale previsti nel 2026.

La nuova tabella di marcia prevede il buio totale fino a marzo, poi aperture limitate dal venerdì alla domenica e, solo da aprile, il ritorno ai sei giorni su sette. Un taglio netto che ha scatenato la reazione del consigliere di opposizione Emanuele Bolla, padre del progetto originario: "È paradossale chiudere mentre la cerca del tartufo è ancora aperta. Chi verrà ad Alba in questi mesi troverà una città con meno cultura da offrire. È mancato il coraggio di sostenere un'apertura continuativa".

Secondo i dati diffusi dalla minoranza, il taglio è drastico: si passa da 3.200 a 1.880 ore di apertura annue. Un risparmio che Bolla definisce ingiustificato, visti i conti del Comune: "Con un avanzo di oltre 9 milioni di euro, Palazzo Civico poteva coprire i costi senza problemi. Non è giusto che il rischio economico ricada sul Centro Studi". Per i turisti che hanno scelto le colline dell'UNESCO per questo inizio 2026, l'amara sorpresa è servita: le porte del museo restano sbarrate.

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