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Ciak si gira!
22 Gennaio 2026 - 18:01
Adriano Giannini e Marco Bechis
Adriano Giannini non ha bisogno di presentazioni: attore tra i più amati dal cinema italiano, figlio di uno dei suoi più grandi nomi, voce caratteristica (quanto merito del successo dell'ultimo Sandokan televisivo è dovuto a lui, che ha doppiato Can Yaman?) e presenza importante su ogni set a cui prende parte.
In questi giorni è a Torino, dove resterà per alcune settimane per recitare in “Ritorno a Buenos Aires”, lungometraggio diretto da Marco Bechis, coproduzione tra Italia e Brasile sostenuta da Film Commission Torino Piemonte.
Le riprese si stanno svolgendo ai confini della città, in fondo a corso Regina Margherita, in strada del Pansa, nell’Aula Bunker della Corte d'Appello presso il complesso delle Vallette, che un tempo ha ospitato importanti (veri) processi e ora – in disuso da tempo – è stato arredato come un tribunale argentino per ospitare il film, che racconta di un uomo, Mariano Guerra, chiamato a tornare a Buenos Aires per testimoniare contro i militari che lo sequestrarono e torturarono durante la dittatura militare.

«Cosa mi ha convinto ad accettare questa parte?», ci spiega Giannini alla fine di una lunga giornata di riprese, quella di mercoledì 21 gennaio, nel freddo di uno spazio tanto perfetto scenograficamente quanto respingente per il suo clima atmosferico. «Mi è bastato parlare quattro secondi con Marco, lui è un sopravvissuto di quella dittatura, sentirlo parlare nella prima videocall che abbiamo avuto per parlarne mi ha convinto immediatamente, ancora prima di leggere il copione».
Nel film Guerra è un dottore di pronto soccorso, romano ma da anni trasferitosi a Torino, che ha cercato di dimenticare quello che ha vissuto in Argentina ma è costretto a riaprire una pagina dolorosa della sua vita per trovare il coraggio di testimoniare.
«La responsabilità di recitare in un film come questo si sente, forte» continua Giannini. «Non fosse bastato tutto questo, Bechis mi ha invitato a Buenos Aires per mostrarmi i luoghi in cui si erano svolti i fatti: la visita all'Esma, la scuola militare che fu al centro delle torture. Erano le sette di mattina, ero appena sceso dall'aereo: sono momenti che non dimenticherò facilmente».
L'attore romano è giustamente orgoglioso del lavoro che sta portando avanti insieme a un cast internazionale, con lui nelle pause c'è sempre – compagnia fedelissima – Alma, il suo cane labrador. «Non è un cane di scena, è proprio il mio – ci spiega – ma conoscendo Marco non posso essere sicuro che da qui alla fine delle riprese decida di farla recitare, ne sarebbe capace!».
Le magie del cinema sorprendono sempre: il film si gira tra Brasile e Italia, a Porto Alegre sono state girate tutte le scene ambientate a Buenos Aires, a parte quelle del processo che sono in corso a Torino (la capitale argentina si vedrà grazie ad alcune riprese fatte nelle scorse settimane con dei droni “panoramici”).
Nelle prossime settimane la troupe (in cui il 90% delle persone è piemontese) si sposterà per le vie di San Salvario, dove saranno realizzate tutte le parti di storia che si svolgono “davvero” nella nostra città. Nelle pause del set, sarà facile vedere a passeggio tra le tante persone che affollano il quartiere anche Giannini, probabilmente a spasso con il suo inseparabile cane.
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