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L'anniversario

Il giro del mondo in 80 giorni: ecco perché l’ossessione di Jules Verne per il tempo è ancora attuale

Tra il rigore del calcolo e il caos dell'esperienza, il viaggio di Verne resta il miglior manuale per capire il presente

Il giro del mondo in 80 giorni: ecco perché l’ossessione di Jules Verne per il tempo è ancora attuale

Il capolavoro di Jules Verne, "Il giro del mondo in 80 giorni", pubblicato il 30 gennaio 1873, 153 anni fa, è molto più di un semplice romanzo d'avventura: è l'epopea che celebra la nascita della modernità. La storia di Phileas Fogg, il metodico gentiluomo inglese che scommette di circumnavigare il globo in un tempo allora considerato folle, rappresenta il momento in cui l'umanità ha iniziato a percepirsi cosmopolita.

Phileas Fogg è, a tutti gli effetti, l'antenato dell'uomo contemporaneo. Non viaggia per guardare il paesaggio, spesso non scende neppure dal treno, ma per rispettare una tabella di marcia. La sua sfida non è contro lo spazio, ma contro il cronometro. In un mondo come il nostro, dominato da scadenze, algoritmi e dalla ricerca costante dell'efficienza, la figura di Fogg rispecchia perfettamente la nostra ansia da prestazione e il desiderio di dominare il tempo.

Nel 1872, Verne celebrava il vapore e le ferrovie come noi oggi celebriamo l'intelligenza artificiale o i viaggi spaziali. Fogg incarna la fede incrollabile nel progresso dove regna l'idea che, se i calcoli sono giusti, nulla può andare storto. Tuttavia, la trama si muove proprio grazie agli imprevisti come binari interrotti, tempeste, elefanti da noleggiare. È una lezione attualissima: per quanto la tecnologia sia avanzata, l'elemento umano e l'imprevedibilità della Natura restano le variabili che rendono la vita un'avventura.

Mentre Fogg attraversa culture diverse con il distacco di chi vuole solo arrivare a destinazione, il suo servitore Passepartout si immerge nel mondo, si meraviglia, commette errori e si lascia emozionare. Questo dualismo riflette il modo di viaggiare odierno: siamo turisti di passaggio che guardano tutto attraverso uno schermo o siamo ancora capaci di lasciarci stupire e di meravigliarci da ciò che vediamo?

Il libro è attuale perché ci ricorda che il vero viaggio non è lo spostamento fisico ma la capacità di adattarsi al cambiamento. Phileas Fogg parte come un automa ghiacciato e torna come un uomo capace di amare. La scommessa vinta non è quella dei soldi, ma quella di aver scoperto che il mondo, per quanto raggiungibile sia diventato, è ancora troppo grande per essere vissuto da soli.

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