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Capitale Cultura 2024
10 Marzo 2026 - 14:32
Il porto di Pesaro e Daniele Vimini
Da tutti conosciuta per essere la cittadina nel cuore dell’Italia ad avere dato i natali a Rossini o per la sua storica squadra di basket, la Scavolini, Pesaro, capoluogo prestigioso delle Marche, ha vissuto il suo anno d’oro, quello della svolta, della crescita, nel 2024, quando fu nominata Capitale Italiana della Cultura. Questo l’anno che ha rappresentato per la cittadina un passaggio fondamentale nella sua storia recente: la designazione, avvenuta alla presenza del presidente Mattarella, ai tempi del ministro Dario Franceschini, non è stata soltanto un riconoscimento del valore del suo patrimonio artistico, naturale e sociale, ma soprattutto un’opportunità per ridefinire il ruolo della cultura come motore di trasformazione e innovazione urbana. Il tutto riassunto nel concetto di “natura della cultura” fortemente voluto dal sindaco Andrea Biancani e dal vice Daniele Vimini, anche assessore alla Cultura e al Turismo di Pesaro, con cui abbiamo fatto una chiacchierata.
Quali benefici ha portato il titolo Capitale Italiana della Cultura?
«Il titolo di Pesaro 2024 - Capitale Italiana della Cultura per la città è stato, prima di tutto, un enorme acceleratore di consapevolezza e di fiducia collettiva. Ha permesso a una città già ricca di tradizioni e di creatività di vedersi, finalmente, con gli occhi con cui spesso la guardano da fuori: una comunità capace di innovare, di cooperare, di usare la cultura come vera infrastruttura di benessere e sviluppo».
Pesaro ne beneficia ancora?
«Assolutamente sì, Pesaro continua a beneficiare in modo concreto di quell’esperienza. Molti progetti nati nel 2024 non sono stati pensati come “una tantum”, ma come pilastri permanenti della vita culturale della città, e oggi continuano a produrre relazioni, pubblico, opportunità di lavoro. Il titolo ha lasciato in eredità una reputazione più forte a livello nazionale e internazionale, che ci aiuta ad attrarre turisti, artisti, investimenti e collaborazioni, ma anche un orgoglio civico diverso».
Qual è stato lo sforzo economico, il vostro investimento e quello degli sponsor?
«È stato uno sforzo economico molto significativo, che abbiamo voluto affrontare con grande responsabilità, mettendo al centro l’idea che ogni euro investito dovesse generare un valore che andasse oltre il singolo evento. Il contributo del Ministero è stato importante, ma la vera chiave è stata la capacità del Comune e dei partner di cofinanziare il progetto, di mobilitare sponsor privati, fondazioni, imprese del territorio che hanno creduto nella visione e l’hanno sostenuta nel tempo. Non è stato semplicemente un “budget per spettacoli”, ma un investimento strutturale in infrastrutture, competenze, formazione, comunicazione, su cui la città continuerà a camminare anche negli anni successivi».
Occupazione: è aumentata?
«L’occupazione legata alla cultura e ai servizi connessi – dal turismo all’accoglienza, dalla comunicazione agli allestimenti – ha conosciuto una crescita, sia in termini di nuove professionalità coinvolte, sia di rafforzamento delle strutture già esistenti. In un anno come il 2024 è cresciuta molto la domanda di lavoro temporaneo, stagionale, progettuale, ma la parte per noi più interessante è che alcune di queste posizioni si sono stabilizzate in nuove collaborazioni, in ampliamenti di organico, in giovani che hanno deciso di restare o di tornare a lavorare qui».
Sono nate nuove attività?
«Sì, sono nate nuove attività e, forse ancora più importante, molte realtà esistenti si sono trasformate, rafforzate, specializzate. Penso a nuove imprese culturali e creative, a servizi legati all’accoglienza e alla mediazione culturale, a progettisti e professionisti che hanno trovato in Pesaro un “ecosistema” fertile per sviluppare idee che prima sembravano troppo ambiziose. Il titolo ha funzionato come uno spazio di prova e di incoraggiamento: ha creato le condizioni perché qualcuno si sentisse legittimato a fare il salto e aprire un’attività, un festival, uno studio creativo».
Chi vedrebbe nel prossimo futuro (dopo 2030) nuova Capitale?
«La cosa più bella sarebbe vedere, dopo il 2030, questo titolo tornare in città che magari non sono ancora al centro dell’immaginario nazionale, ma che hanno un tessuto vivo, una comunità pronta e un’idea forte di futuro. Penso a realtà medie, magari non capitali regionali, che stanno già lavorando sulla cultura come leva di coesione sociale, rigenerazione urbana, sostenibilità, e che hanno bisogno di un “megafono” per raccontarsi e per crescere. Mi piacerebbe che il percorso di Capitale Italiana della Cultura continuasse a premiare non solo la grande vetrina, ma le città che mettono davvero al centro le persone, i quartieri, le fragilità, e usano la cultura per cucire legami e aprire possibilità dove prima c’erano margini».
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A CONTI FATTI
La nomina di Pesaro a Capitale Italiana della Cultura 2024 ha dato una spinta concreta al settore turistico locale, con effetti positivi sia sulle strutture ricettive sia sull’indotto culturale ed economico. L’avvio del programma di eventi e mostre ha attirato visitatori, soprattutto nei mesi primaverili ed estivi, rendendo evidente un forte impatto dell’iniziativa sulla città.
Per merito dei dati raccolti dall’Osservatorio Turistico Regionale e dal Comune di Pesaro, si è potuto vedere come nei primi nove mesi del 2024 gli arrivi nelle strutture ricettive della città sono stati 208.020, in aumento del 6,5% rispetto ai 195.305 dello stesso periodo del 2023. Le presenze, ovvero il totale delle notti trascorse dai visitatori, hanno registrato una crescita più marcata: 843.100, pari a un incremento del 15,1%, con un allungamento medio della permanenza dell’8,3%.
L’incremento dei pernottamenti ha avuto effetti diretti anche sul gettito della tassa di soggiorno: in tutto il 2024 si è stimato intorno a 1.409.662 €, in aumento di circa il 31% rispetto all’anno precedente (1.038.164 €). I dati indicano anche una tendenza molto interessante: la permanenza media più lunga suggerisce che i turisti non si siano limitano a visite brevi, ma hanno partecipato a più eventi e attività distribuite nel tempo, aumentando la spesa complessiva pro-capite.
Ma il valore economico va oltre i soli introiti per il Comune: la crescita delle presenze ha generato un effetto moltiplicatore sull’indotto turistico, dai ristoranti e bar agli esercizi commerciali, fino ai servizi culturali e ai trasporti locali. Stime di settore indicano che ogni euro speso dai turisti in strutture ricettive e servizi genera mediamente un effetto moltiplicatore tra 1,5 e 2 sull’economia locale.
Applicando questa logica ai flussi aggiuntivi di Pesaro 2024, è plausibile stimare che l’impatto complessivo sull’economia cittadina possa superare di molto la cifra raggiunta, includendo tutti i consumi legati a ristorazione, attività culturali, trasporti e shopping.
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