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Esposizione

Il Museo del Cinema di Torino rende omaggio a Orson Welles, il genio

Si apre oggi, fino al prossimo 5 ottobre, la mostra con oltre 400 pezzi concepita dalla Cinémathèque française e curata dal suo direttore Frédéric Bonnaud

Orson Welles

Orson Welles

Orson Welles, un nome una garanzia. O almeno queste sono le premesse da cui parte la nuova mostra - intitolata semplicemente “My name is Orson Welles” - ospitata dal Museo Nazionale del Cinema fino al prossimo 5 ottobre, concepita dalla Cinémathèque française e curata dal suo direttore Frédéric Bonnaud.

Una mostra che si prefigge ambiziosi risultati in termini di visitatori, che punta sull’approfondimento storico e critico e che si concentra su uno dei nomi più rilevanti (per molte persone, “il” più rilevante di sempre) della storia del cinema, autore precoce di “Quarto potere” – un’opera prima memorabile – e ampio protagonista del Novecento culturale.

«Questa è una cornice perfetta, all’altezza della grandezza del personaggio - racconta Bonnaud - Orson Welles è lui stesso piena incarnazione del cinema e ho motivo di ritenere che gli avrebbe fatto molto piacere occupare questi spazi in uno dei suoi paesi d’adozione, l’Italia».

L’esposizione conta più di 400 pezzi, alcuni mai esposti prima d’ora, provenienti da varie collezioni pubbliche e private e dal Fondo Orson Welles del Museo del Cinema. Il percorso espositivo parte dall’Aula del Tempio, dove un’installazione dedicata a Rosabella (Rosebud) immerge il visitatore nell’atmosfera di “Quarto Potere” mentre la chapelle dedicata al Caffè Torino si trasforma nello studio radiofonico della RKO dal quale Welles nel 1938 aveva spaventato i radioascoltatori con la sua “La guerra dei mondi”.

Regista, attore, autore, illusionista, narratore radiofonico e sperimentatore del linguaggio visivo e sonoro, Welles ha fatto della trasformazione una vera e propria cifra poetica. Questa mostra ne propone un ritratto completo e articolato: da “Quarto Potere”, con cui ha rivoluzionato il linguaggio cinematografico, a “La signora di Shanghai”, che ha creato la sequenza più ipnotica della storia del cinema (visibile nello schermo a tripoline nell’Aula del Tempio), e ancora con quello che per molti è il miglior adattamento di Shakespeare di sempre, “Falstaff”.

Nel frattempo, al Cinema Massimo inizia giovedì 2 aprile una retrospettiva dei film di Orson Welles: si inizia alle 16 con “Il terzo uomo”, si prosegue con l’esperimento “F for Fake” (ore 18.30) e si conclude la prima giornata con “L’infernale Quinlan” (ore 20.30), un’acuta indagine sul male come forza endemica e permeante dell’animo umano. Sul sito del Cinema Massimo tutti gli appuntamenti dei giorni successivi: da segnalare mercoledì 8 aprile alle 16 l’intervento di Gianfranco Giagni per introdurre il curioso e interessante documentario da lui realizzato insieme a Ciro Giorgini, “Rosabella. La storia italiana di Orson Welles”, che rievoca il “periodo italiano” di Welles.

«Raccontare Orson Welles - afferma Enzo Ghigo, presidente del Museo Nazionale del Cinema - significa mettere a fuoco un cambio epocale nella settima arte e noi ci impegniamo a farlo con un occhio sempre più attento alle nuove generazioni». Gli fa eco il direttore Carlo Chatrian: «Siamo molto felici di ospitare questa mostra, che è concepita come un viaggio nell’universo di un artista che ha ancora molto da dirci. La libertà e la spregiudicatezza con cui Orson Welles si è mosso tra discipline diverse, attraversando i continenti con quella lucidità di sguardo che solo gli stranieri hanno, lo avvicinano ai giovani nati nel nuovo millennio».

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