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A tu per tu
08 Aprile 2026 - 14:56
Elisa (video credits @parcolimpico srl)
Elisa Manca davvero poco al ritorno di Elisa a Torino. L'appuntamento piemontese con “Elisa Palasport 2026”, prodotto e organizzato da Friends and Partners, è fissato per il 29 aprile all'Inalpi Arena. Abbiamo incontrato la cantante dalla voce d'oro per un approfondimento proprio sulla sua Torino, una città che ama molto.
«Con Torino ho un rapporto speciale, pieno di bellissimi ricordi - ci racconta -. Quando ero più piccola ho partecipato a festival con gruppi locali come i Subsonica e i Reggae National Tickets. Abbiamo fatto serate in giro per la città, e grazie a loro ho scoperto Torino: dai Murazzi ai locali aperti fino alle sei del mattino, più di una volta. Ho suonato alle Ogr, un’esperienza fighissima, e al Lingotto ho fatto una performance particolare, che mi ha dato tantissima libertà artistica: chiusa in una casetta di plexiglass con un barattolo di vernice bianca e le mie tastiere, ho improvvisato per un’ora e un quarto sulla solitudine domestica, scrivendo i titoli delle poesie al contrario, e alla fine mi sono dipinta dentro la casetta, sparendo quasi nelle mura. Era sempre Torino a darmi questi input, attraverso Andrea Lissoni che curava quello spazio di performance. Nel tempo ho partecipato a festival creativi, con line-up sempre stimolanti».
Il suo rapporto con i Subsonica?
«I Subsonica sono stati per me un grande riferimento, soprattutto per il legame tra sperimentazione e canzone pop. Torino ha un’energia pazzesca: scorribande notturne, cioccolato, passeggiate e concerti memorabili. Ricordo in particolare un concerto al Teatro Colosseo per Lotus nel 2003, dove l’energia tra noi e il pubblico è esplosa in una ola incredibile, e da allora ogni concerto in città ha sempre avuto una parte un po’ incendiaria. È assurdo, ma è così».
Come sarà il concerto?
«Questo ritorno nei palasport doveva essere praticamente uguale o molto simile alla leg di novembre. Invece mi frullava in testa di fare qualche domanda al pubblico, per capire cosa avessero voglia di ascoltare. L’idea nasce dai raduni del fan club, che negli ultimi anni organizziamo come piccoli concerti suonando solo b-sides: ci gasiamo sempre tantissimo sia noi che loro. Così ho pensato: perché non chiedere anche al pubblico più ampio cosa vorrebbe sentire? Le risposte sono state bellissime e super diverse, con richieste che io non avrei mai immaginato. Mi sono resa conto di non aver capito niente! È stato interessante e stimolante. Ho rivoluzionato un po’ la scaletta, aggiungendo giorni di prove, e adesso stiamo mettendo in atto tutte le idee nate da quel sondaggio. È un processo super divertente e creativo».
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