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Palcoscenico

Luca Barbareschi: "Io, nei panni di un finto Trump , vorrei fare un film su Rol ma mi ostacolano..."

L'attore in sena al Teatro Alfieri dall’1 al 3 maggio con lo spettacolo “November”

Luca Barbareschi

Luca Barbareschi

«Non speravo di essere profetico - dice Luca Barbareschi - perché lo spettacolo l’avevamo pensato prima delle elezioni americane». E invece quel testo scritto da Mamet nel 2007, e che dallo scorso anno con Luca Barbareschi calca i palcoscenici dei teatri italiani, pare proprio cadere “a fagiuolo”.

Parla, infatti, di un presidente degli Stati Uniti, Charles Smith, che nel novembre dell’anno in cui si svolgono le elezioni presidenziali, essendo in calo di consensi, usa ogni mezzo lecito e non per cercare di riguadagnare la fiducia del popolo.

Ed ecco allora profilarsi subito l’ombra trumpiana.

L’attore, regista e conduttore di Montevideo porta in scena da questa sera a domenica 3 maggio al Teatro Alfieri di Torino “November” di David Mamet, per la regia di Chiara Noschese, che è anche sul palco insieme con Simone Colombari, Nico Di Crescenzo, Brian Boccuni.

Una commedia cinica, comica, politicamente scorretta, dove il personaggio del presidente, chiosa è Barbareschi, «si nutre ogni giorno di nuovi elementi».

Lei pensa che Trump si sia fatto da solo l’ultimo attentato perché in difficoltà nei sondaggi?

«Non sono complottista. Più tragicamente penso che la concentrazione di ricchezza in mano di pochi e la povertà dei più alla fine porti qualcuno a “sbroccare”, a compiere certi atti, magari anche indotto da altri».

Che personaggio è il suo?

«È un presidente affetto dalla sindrome di potere dei bambini. Non esiste più la politica, c’è solo il business. Il denaro è diventato centrale. Se togli Dio e al suo posto metti il dollaro o il rublo finisce tutto, diventa politica di guadagno. Si fanno le guerre per soldi. Con questa guerra JP Morgan ha guadagnato 47 miliardi di dollari, mentre l’Unione Europea ha speso 27 miliardi in più per i combustibili».

Ma forse è stato sempre così.

«Sì, la cosa triste è che ci si ricasca sempre. La gente non ha memoria, è disinformata. Ci parlano della Minetti, di Garlasco e non ci informano sulle cose importanti. Internet ha segato il cervello, ci si informa su Tik Tok».

Soprattutto i giovani.

«Ai giovani va spiegato: se siete green non fatevi i selfie. I server hanno un impatto devastante sull’ambiente. Moriremo per i selfie dei cinesi».

Conosce bene Torino?

«Mio nonno era torinese, mia sorella vive a Torino, qui ho avuto due momenti di studio e qui viveva mia mamma, che era molto amica di Rol. Infatti andavo spesso a casa sua. Era un personaggio straordinario, faceva muovere le persone nei quadri. Avevo anche in mente di fare una serie su di lui

E perché non la fa?

«Perché i cattolici non vogliono».

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