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L'evento
07 Gennaio 2026 - 07:40
Mentre per la tradizione cattolica occidentale l’Epifania segna il giorno conclusivo delle festività natalizie, per migliaia di cittadini di fede ortodossa il 7 gennaio rappresenta il culmine delle celebrazioni: il Natale.
La ragione per cui oggi si festeggia il Natale risiede in una scelta astronomica e religiosa avvenuta secoli fa. Il Calendario Giuliano, introdotto da Giulio Cesare nel 46 a.C., presentava un lieve errore di calcolo, circa 11 minuti all'anno in eccesso, che con il passare dei secoli accumulò un ritardo significativo rispetto al ciclo solare. Nel 1582, Papa Gregorio XIII emanò la bolla “Inter gravissimas” per correggere questo scarto. Gran parte dell'Occidente adottò il nuovo sistema ossia il Calendario Gregoriano, ma molte Chiese Ortodosse rimasero fedeli alla tradizione giuliana per motivi di identità religiosa. Attualmente, lo scarto tra i due calendari è di 13 giorni. Di conseguenza, il 25 dicembre del calendario giuliano corrisponde esattamente al 7 gennaio del nostro calendario civile.
Il Natale ortodosso odierno coinvolge diverse realtà tra cui le Comunità Moldave molto numerose a Torino e provincia, le quali osservano quasi interamente il calendario giuliano e la Comunità Romena che presenta una situazione particolare. Mentre il Patriarcato di Bucarest ha adottato il calendario gregoriano, celebrando quindi il 25 dicembre, molte parrocchie e singoli fedeli in Italia mantengono le vecchie tradizioni per motivi devozionali o legami con la propria diocesi d'origine. Anche i fedeli di origine russa, serba, georgiana e i copti d'Egitto si ritrovano oggi nelle chiese torinesi per le liturgie solenni, caratterizzate da incenso, icone adornate e cori polifonici di rara bellezza.
Il Natale del 7 gennaio è preceduto da un periodo di rigoroso digiuno, che esclude carne e derivati animali. La giornata è caratterizzata dalle colinde, canti natalizi, spesso intonati dai bambini che passano di casa in casa o si esibiscono nei centri culturali, dalla tavola imbandita la fine del digiuno viene celebrata con piatti tradizionali come le sarmale , involtini di verza o vite con carne e riso, sono il piatto re, accompagnate da insalate ricche e dal cozonac, un dolce lievitato farcito con noci, cacao o uvetta, simile al nostro panettone ma dalla consistenza più compatta.
Nei saloni parrocchiali di Torino, come quelli in zona San Salvario o Aurora, la festa diventa occasione di beneficenza, con pranzi offerti a chi è solo e raccolte fondi per le zone d'origine ancora colpite da crisi o conflitti.
A tutte le famiglie che oggi si riuniscono per spezzare il pane e accendere una candela, l'augurio più sincero: Crăciun fericit! (Buon Natale!).
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