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La svolta
07 Gennaio 2026 - 12:05
Il 2026 segna uno spartiacque per il mondo del commercio italiano: il dogma della spesa "sette giorni su sette" vacilla sotto i colpi di previsioni poco incoraggianti e di un ripensamento profondo dei modelli di consumo.
In un’Italia che cresce a ritmi infinitesimali — con un PIL stimato appena allo 0,2% e consumi fermi allo 0,3% — la grande distribuzione (GDO) si trova a dover riconsiderare alcune scelte.
Uno dei temi più dibattuti sono le aperture domenicali dei supermercati, diventate un lusso che il settore fatica a sostenere a causa delle maggiorazioni salariali. Si stima un potenziale risparmio dalla chiusura, l'idea è quella di utilizzare questa cifra non per aumentare i profitti, ma per finanziare tagli ai prezzi e promozioni durante la settimana, cercando di intercettare il potere d'acquisto delle famiglie, ormai prosciugato da bollette e affitti.
Era il 2011 quando il governo Monti, con il decreto "Salva Italia" liberalizzò completamente gli orari dei negozi nel tentativo di stimolare la concorrenza. A quindici anni di distanza, quel modello sembra aver esaurito la sua spinta propulsiva.
I dati oggi raccontano una realtà diversa da quella immaginata nel 2011: un italiano su tre non frequenta più i supermercati nel giorno festivo. La GDO scommette sulla "traslazione" degli acquisti. Se il supermercato chiude la domenica, la spesa non sparisce, ma si concentra sugli altri sei giorni, ottimizzando i turni e riducendo i costi energetici complessivi.
Torna inoltre prepotente la richiesta dei lavoratori di riappropriarsi del tempo familiare, un fattore che sta diventando centrale anche nelle trattative sindacali. A causa dei costi della quotidianità in continuo aumento la spesa dei consumatori è attenta e calibrata.
I prodotti a marchio del supermercato, i cosiddetti "no label" diventano la scelta primaria, essendo percepiti come il miglior compromesso tra risparmio e garanzia di qualità.
Si registra un calo nel consumo di carni rosse e insaccati a favore di frutta, verdura e pesce, a dimostrazione di un'attenzione particolare al benessere e alla salute. Gli italiani cercano etichette con meno zuccheri, meno grassi e zero conservanti.
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