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Assegno di inclusione, nuove regole dal 2026: rinnovi senza limiti, ma primo mese dimezzato

Abolito il mese di stop tra una domanda e l’altra, ma con la legge di bilancio l’Adi verrà tagliato del 50% alla prima mensilità dopo il rinnovo

Assegno di inclusione, nuove regole dal 2026: rinnovi senza limiti, ma primo mese dimezzato

L’Assegno di inclusione, una delle due misure introdotte dal governo Meloni per sostituire il Reddito di cittadinanza, cambia volto a partire dal 2026. La riforma è contenuta nella legge di bilancio approvata a fine dicembre e introduce novità importanti: da un lato vengono eliminati i limiti temporali e il mese di stop tra un periodo e l’altro, dall’altro arriva una stretta che ridurrà l’importo nel primo mese dopo ogni rinnovo.

Quando l’Assegno di inclusione è stato varato, era pensato come una misura temporanea. La normativa iniziale prevedeva, infatti, una durata massima di 18 mesi, con la possibilità di un solo rinnovo di ulteriori 12 mesi. In totale, quindi, non più di due anni e mezzo di sostegno.

Questo impianto è stato superato con la nuova manovra. Dal 2026 non ci sarà più un tetto al numero di rinnovi: l’Adi potrà essere richiesto tutte le volte necessarie, a condizione che il nucleo familiare continui a rispettare i requisiti economici e patrimoniali previsti dalla legge.

Salta anche uno degli aspetti più criticati della misura: il mese di interruzione obbligatoria tra la fine dell’assegno e la domanda di rinnovo. Nel 2025 questa pausa aveva creato gravi difficoltà a molte famiglie, tanto che il ministero del lavoro era dovuto intervenire con un assegno “ponte” da 500 euro per tamponare l’emergenza.

Dal 2026, invece, il rinnovo sarà immediato. Alla scadenza dell’Adi si potrà presentare subito una nuova domanda e, se i requisiti sono rispettati, l’assegno arriverà già dal mese successivo, senza alcuna interruzione.

La continuità del sostegno, però, avrà un prezzo. La legge di bilancio introduce una nuova regola: nel primo mese successivo al rinnovo, l’importo dell’Assegno di inclusione sarà ridotto del 50%. Dal secondo mese in poi si tornerà alla cifra piena.

Secondo le intenzioni dichiarate dal governo, questa riduzione temporanea servirà a consentire i controlli sui requisiti dei beneficiari senza sospendere del tutto l’erogazione. Di fatto, però, per un mese le famiglie riceveranno solo metà del sostegno spettante.

L’Adi funziona come un’integrazione al reddito: lo Stato versa la somma necessaria per portare le entrate del nucleo familiare fino a una determinata soglia.

Alcuni esempi:

  • un adulto solo senza reddito può arrivare a circa 500 euro al mese

  • una coppia senza figli può avvicinarsi ai 750 euro

  • una famiglia con due figli minorenni può ricevere fino a poco meno di 1.000 euro, soprattutto se vive in affitto, grazie alla maggiorazione per il canone

Chi ha già un reddito, anche molto basso, riceve solo la differenza necessaria per raggiungere queste soglie. Ad esempio, un single che guadagna 200–250 euro al mese potrà ricevere dall’Adi circa altri 300 euro.

La riduzione del 50% nel primo mese dopo il rinnovo avrà effetti diversi a seconda della situazione economica del nucleo

  • una famiglia con due figli, senza redditi e in affitto, potrebbe perdere fino a quasi 500 euro nel primo mese

  • un adulto solo senza entrate potrebbe subire un taglio compreso tra 200 e 300 euro.

  • per chi ha già un reddito, invece, la riduzione sarà più contenuta, perché l’Adi copre solo una parte delle entrate complessive

In sintesi, la riforma del 2026 rende l’Assegno di inclusione più stabile e continuativo nel tempo, eliminando i vuoti che avevano messo in difficoltà molte famiglie. Ma lo fa introducendo un meccanismo che, almeno per un mese, ridurrà sensibilmente l’importo del sostegno, con un impatto non trascurabile sui nuclei più fragili.

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