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Economia & Finanza

Elkann, dopo Iveco (e la Stampa) addio alle cliniche e all'oro: per Exor un bazooka da 5 miliardi

Un affare da 600 milioni di euro per Lifenet a Reale Mutua e le nuove mosse fra Tesla e l'incognita Stellantis

Elkann, dopo Iveco (e la Stampa) addio alle cliniche e all'oro: per Exor un bazooka da 5 miliardi

Un bazooka da 5 miliardi. È quello a disposizione di Exor, la holding degli Agnelli/Elkann, che ha più volte, negli ultimi mesi, annunciato la possibilità di nuovi investimenti di peso - anche in Arabia Saudita -, ma che ancora non si sono manifestati. Una dotazione che si è fatta più ricca, ora, con la cessione delle cliniche "familiari". Il tutto mentre il portafoglio di Lingotto, il veicolo finanziario di Exor che rappresenta gli investimenti "personali" di John Elkann, aumenta il valore degli asset e diversifica puntando sempre più sul tech. Un altro segnale che il nipote dell'Avvocato intende allontanarsi dall'industria e dall'automotive (anche se punta forte su Tesla)? Ecco la situazione.

La potenza di fuoco di Exor (ma senza Stellantis)
L'ultima operazione in ordine di tempo è la cessione dell'80% delle quote di Lifenet Spa, la società fondata da Nicola Bedin (che rimarrà ceo) alla holding Reale Service controllata da Reale Mutua Group. Lifenet, in cui Exor era entrata pochi anni fa, possiede sei ospedali, sedici centri ambulatoriali e diagnostici e quattro cliniche oculistiche, fra cui l'ospedale di Erba, il Casilino a Roma, lo Spallanzani a Reggio Emilia e la rete Cervedi a Torino. Il valore dell'operazione è di circa 600 milioni di euro.

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Una buona plusvalenza che si aggiunge alla dotazione derivante dalla cessione di Iveco Group agli indiani di Tata Motors e Leonardo per quanto riguarda la produzione per la Difesa, e di quote di Ferrari. A fine 2025 la liquidità di Exor era di 4,1 miliardi di euro. "Una monetizzazione di successo" - come buona parte delle dismissioni eccellenti in cui ricadrà, a breve, anche il gruppo Gedi con La Stampa - l'aveva definita lo stesso John Elkann, per una holding che aveva un Nav, ossia un valore patrimoniale lordo, di 40 miliardi, di cui 36 per gli attivi. 

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Con questa liquidità, annunciava sempre Elkann, Exor era pronta a cogliere l'occasione di "investimenti significativi" seguendo il modello Philips: acquisire una quota rilevante, dalla quale salire in maniera graduale, ma senza arrivare a una percentuale di controllo.

Ora, la liquidità raggiunge certamente 4,7 miliardi, cui aggiungere l'importo di dividendi in arrivo: ai quali mancheranno quelli di Stellantis, dopo l'annuncio del ceo Antonio Filosa a causa degli oneri per 22 miliardi, legati al cambio di strategia. In ogni caso, per la holding con sede ad Amsterdam, ci sono quasi 5 miliardi di dollari pronti da buttare sul mercato. Per una strategia che, al momento, resta coperta.

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Meno oro e più AI, ecco come cambia Lingotto (fra Tesla e Hollywood)
Una cifra, quella di Exor, superata negli asset gestiti da Lingotto, il fondo di investimento di Exor (in cui peraltro investe) con sede a Londra e curato, nella strategia, da Elkann stesso. Secondo gli ultimi bilanci depositati, alla fine del 2025 Lingotto aveva un portafoglio di 5,64 miliardi di dollari, con una crescita del 4,25% rispetto al trimestre precedente.

La composizione degli investimenti è interessante: 671,8 milioni di dollari, ossia il 12% del totale, sono legati a intelligenza artificiale e titoli tech, in primo luogo Nvidia (per 96 milioni) e Taiwan Semiconductor. Poi da segnalare 59,5 milioni di dollari puntati su Pony AI per la guida autonoma, mentre la quota in Tesla aumenta del 33,7% passando a 26,44 milioni di dollari. E non deve stupire che il presidente di Stellantis punti sul concorrente, se si considera che di recente la società di Elon Musk pare disimpegnarsi in parte dall'automotive - con lo stop a due modelli - per puntare piuttosto sulla robotica, tema che piace anche ad Elkann stesso, come provano alcuni investimenti.

In tema automotive, resta in primo piano - nonostante una lieve riduzione di quote - l'investimento in Carvana, una piattaforma americana di e-commerce di auto usate, il cui valore è oggi di 1,2 miliardi dollari. Negli Stati Uniti, poi, ci sono i 632 milioni di dollari piazzati sulla Paramount Skydance, gli 887 su Teva Pharmaceutical.

Abbandonati oro e gaming con la liquidazione del 56% delle quote in Harmony Gold Mining e di tutte le posizioni nella piattaforma di scommesse DraftKings, e anche di Uber. Resistono invece investimenti nell'e-commerce con 2,5 milioni di dollari nella cinese Alibaba e 40,6 in MercadoLibre. Sale a 42,96 milioni di dollari la posizione in Microsoft. 

https://torinocronaca.it/news/torino/577191/l-oro-di-john-elkann-fra-auto-on-line-e-tesla-e-hollywood-i-segreti-della-sua-lingotto.html

E ora cosa succede?
Interpretare le strategie prossime venture, a questo punto, può essere un azzardo, considerata la diversificazione degli investimenti. Per quanto il biotech continui a essere centrale, anche per via delle partecipazioni in Intuitive Surgical, Moderna - quella dei vaccini -, su cui sono puntati 14,7 milioni e Tempus AI, la direzione sembra sempre più quella del fintech - Elkann siede anche nel cda di Meta - per una resa finanziaria elevata anche nel medio periodo e l'apertura ad altri mercati fra Cina e Arabia Saudita. Nell'attesa dell'investimento monstre di Exor, il cui bazooka puntato ha, al momento, una potenza di fuoco con pochi pari sul mercato.

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