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I dati
11 Gennaio 2026 - 19:17
I recenti dati diffusi dalla sorveglianza Passi dell’Istituto Superiore di Sanità, ripresi dall'agenzia Ansa, scattano un’istantanea dettagliata sullo stato di salute della popolazione piemontese nel biennio appena concluso. Il quadro che ne emerge è quello di una regione sostanzialmente in salute.
Secondo le rilevazioni, il 71,9% dei piemontesi, nella fascia d'età tra i 18 e i 69 anni, dichiara di godere di uno stato di salute "buono" o "molto buono". Pur trattandosi di una percentuale rassicurante, il dato si posiziona leggermente al di sotto della media nazionale, che si attesta al 74,2%, indicando un margine di miglioramento nella percezione soggettiva del proprio benessere.
Entrando nel dettaglio della qualità della vita quotidiana, il rapporto quantifica il disagio fisico e mentale esperito dai cittadini. In media, un residente in Piemonte riferisce circa 6 giorni al mese di salute cagionevole. Questa cifra è equamente ripartita tra 3 giorni di malessere fisico e 3 giorni di disagio mentale.
Nonostante questi momenti di difficoltà, l'impatto reale sulla vita pratica appare contenuto: le limitazioni alle attività quotidiane si riducono infatti a una media di 1,3 giorni al mese.
Sul fronte delle patologie croniche, il Piemonte dimostra una resilienza superiore rispetto ad altre aree del Paese. L’82% degli adulti dichiara di non soffrire di alcuna malattia cronica, contro l'81,9% nazionale. Solo il 3,6% della popolazione convive con due o più patologie concomitanti, un dato decisamente migliore rispetto al 4,2% della media italiana, segno di una buona efficacia delle politiche di prevenzione primaria.
Uno dei dati più incoraggianti riguarda l'attività fisica, ambito in cui il Piemonte distanzia nettamente il resto d'Italia. La regione si conferma una delle più dinamiche della penisola con il 55,1% dei suoi abitanti che pratica regolarmente sport o attività fisica, rispetto alla media italiana del 49,2%.
Il 27,1% della popolazione rientra nella categoria dei parzialmente attivi e solo il 17,8% dichiara di non svolgere alcuna attività, una cifra quasi dieci punti percentuali inferiore alla media nazionale del 27,2%. Questo motore sportivo è considerato dagli esperti il principale fattore di protezione contro l'insorgenza di malattie metaboliche e cardiovascolari nel territorio regionale.
Nonostante l'ottimismo che traspare dai numeri, la relazione invita le istituzioni a non abbassare la guardia. La lieve discrepanza con la media nazionale sulla percezione del benessere e i 3 giorni mensili di sofferenza psichica indicano che il supporto alla salute mentale deve diventare una priorità.
La sfida per il 2026 e gli anni a venire sarà quella di trasformare questa "fotografia" positiva in una realtà strutturale, potenziando i servizi di prossimità e garantendo che gli stili di vita attivi rimangano accessibili a tutte le fasce della popolazione, specialmente per quel 18% che già convive con una patologia cronica e necessita di una presa in carico costante e multidisciplinare.
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