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Digital detox
13 Gennaio 2026 - 19:30
Negli ultimi anni sta prendendo piede una nuova etichetta del mangiare fuori casa: a tavola, lo smartphone non è più protagonista. Non si tratta solo di ristoranti stellati o locali esclusivi, ma di una tendenza sempre più diffusa che attraversa bistrot, wine bar e ristoranti informali, in Italia e all’estero. A volte è un invito discreto a silenziare il telefono, altre una regola esplicita esposta all’ingresso. Il nome è ormai chiaro: phone-ban.
Il motivo è altrettanto evidente. Notifiche che interrompono la conversazione, schermi che si accendono tra una portata e l’altra, piatti fotografati da ogni angolazione prima ancora di essere assaggiati. Un’abitudine che, per molti ristoratori, impoverisce l’esperienza del pasto e ne altera il ritmo naturale.
A fotografare questo cambiamento arriva una recente ricerca di TheFork, “La distrazione a tavola”, che segnala un netto calo nell’uso del cellulare durante i pasti fuori casa. Solo il 23% degli intervistati dichiara di utilizzare spesso lo smartphone al ristorante, contro il 30% dell’anno precedente. Al contrario, il 77% afferma di usarlo raramente o mai, una percentuale in forte crescita rispetto al passato. Numeri che raccontano una nuova gerarchia di priorità: meno schermo, più presenza.
Per molti locali, il tema non è solo una questione di buona educazione, ma di qualità complessiva dell’esperienza. Sempre più ristoratori parlano di “qualità dell’attenzione” come di un vero e proprio valore aggiunto, al pari della scelta delle materie prime o della cura del servizio. Un concetto che sta facendo discutere anche la stampa internazionale: il quotidiano britannico The Telegraph ha raccontato di chef che espongono cartelli chiari sui tavoli, invitando a mettere da parte il telefono per tutta la durata del pasto.
In Italia, alcune iniziative hanno già fatto scuola. A Verona, il ristorante Al Condominio ha scelto una strada originale: chi accetta di riporre lo smartphone in una “cassetta condominiale” viene premiato con una bottiglia di vino, in nome di un dichiarato digital detox. A Teramo, allo Stonehenge Ristobar, il sabato sera è smartphone free e lasciare il telefono al cameriere può valere fino al 15% di sconto sul conto.
Anche nelle grandi città il fenomeno cresce. A Milano, locali come Bar Frida e Ostello Bello organizzano serate ed eventi in cui il cellulare resta volutamente fuori scena, per favorire il dialogo e l’incontro tra le persone.
Il phone-ban non è, però, solo un fenomeno italiano. Ad Amsterdam, il Café Brecht è stato tra i pionieri di questa filosofia, con eventi di disconnessione totale come i digital detox hangouts della domenica mattina: smartphone consegnati all’ingresso e colazioni all’insegna della conversazione. A New York, invece, al ristorante Hearth di Manhattan, lo chef ha deciso di posizionare scatole su ogni tavolo, invitando i clienti a sperimentare una cena senza interferenze digitali.
Quella del phone-ban non è una crociata contro la tecnologia, ma un segnale culturale. Racconta il desiderio, sempre più diffuso, di rallentare, di assaporare davvero ciò che si mangia e, soprattutto, di tornare a connettersi con le persone sedute allo stesso tavolo. In un’epoca di iperconnessione, il vero lusso, anche al ristorante, sembra essere diventato uno solo: la presenza.
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