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La scoperta
14 Gennaio 2026 - 22:45
Le basi per lo sviluppo della sclerosi multipla potrebbero essere gettate molto prima di quanto ipotizzato finora, risalendo addirittura al periodo della gestazione. Secondo un recente studio di rilevanza internazionale, gli eventi che caratterizzano la vita fetale avrebbero un peso determinante nel definire la probabilità di manifestare la malattia in età adulta. In particolare, riflettori puntati su due fattori specifici: il diabete materno durante la gravidanza e il peso del neonato alla nascita.
La sclerosi multipla rappresenta oggi una delle principali cause di disabilità neurologica a livello globale tra gli adulti sotto i 50 anni. La comunità scientifica concorda nel definirla come il risultato di una deregolazione immunitaria cronica, scatenata da un intreccio complesso tra predisposizione genetica e stimoli ambientali.
Se negli ultimi anni la ricerca ha segnato un punto di svolta individuando nel virus di Epstein-Barr, agente della mononucleosi, un attivatore cruciale, questo nuovo studio — coordinato dalla Columbia University di New York e pubblicato sulla prestigiosa rivista JAMA Neurology — sposta l'asse temporale delle cause ancora più indietro, direttamente nel "pancione" materno.
Per giungere a queste conclusioni, il team di ricercatori ha esaminato i dati clinici di un vasto campione di popolazione, analizzando i registri delle nascite avvenute in Norvegia tra il 1967 e il 1989. Dall'incrocio dei dati sono emersi schemi statistici molto netti: se la madre soffre di diabete durante la gestazione, il rischio che il figlio sviluppi la sclerosi multipla nel corso della vita raddoppia; lo studio evidenzia una correlazione diretta con la massa del neonato. Un peso elevato alla nascita è associato a un incremento del rischio, mentre, al contrario, un basso peso sembrerebbe esercitare un effetto protettivo, riducendo le probabilità di ammalarsi.
Sebbene il legame statistico sia evidente, la scienza sta ancora cercando di decifrare il motivo biologico dietro questi numeri. Gli esperti della Columbia University hanno avanzato due ipotesi principali: l'esposizione costante all'iperglicemia della madre potrebbe alterare lo sviluppo del sistema immunitario del feto, provocando modifiche durature che lo rendono più incline a reazioni anomale in futuro e il diabete materno favorisce spesso una crescita eccessiva del feto, questo aumento ponderale potrebbe innescare meccanismi di infiammazione cronica latente, che agirebbero come "leva" per lo sviluppo della malattia neurologica decenni dopo.
La scoperta apre prospettive inedite per la medicina preventiva. Identificare la fase gestazionale come un momento critico significa poter concentrare gli sforzi di ricerca su interventi mirati molto precoci. Secondo gli studiosi, monitorare con estrema attenzione il metabolismo materno non servirebbe solo a proteggere la salute immediata di madre e figlio, ma potrebbe diventare una strategia a lungo termine per ridurre l'incidenza della sclerosi multipla nelle generazioni future.
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