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Il caso
04 Marzo 2026 - 16:51
Rischia il rinvio a giudizio con l’accusa di uccisione e maltrattamenti di animali il sessantenne torinese finito al centro dell’inchiesta della procura. Le indagini, coordinate dalla sostituta procuratrice Giulia Rizzo, sono state chiuse nelle scorse settimane. Ora si attende l’udienza preliminare, passaggio chiave per decidere se mandarlo a processo. La vicenda era esplosa il 27 agosto 2025, in via Sospello. Un odore fortissimo, insopportabile, aveva spinto i vicini a chiedere aiuto. Nell’alloggio sono intervenuti vigili del fuoco, polizia locale e sanitari del 118 di Azienda Zero. Dentro, la scoperta: la carcassa del cane dell’uomo, Linnea, già in stato di decomposizione. Lui era in casa. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l’animale sarebbe stato ucciso a martellate. Il corpo sarebbe poi rimasto nell’appartamento per diversi giorni, mentre la decomposizione saturava l’aria e invadeva la palazzina. Non solo. L’accusa di maltrattamenti riguarda anche altri due cani affidati al sessantenne. Gli investigatori li hanno trovati nell’abitazione della madre dell’indagato, in quel periodo ricoverata, in condizioni di salute giudicate precarie. Sul piano penale, le contestazioni non sono leggere. L’uccisione di animali prevede la reclusione da 4 mesi a 2 anni. Il maltrattamento è punito con la reclusione da 3 a 18 mesi o con una multa da 5.000 a 30.000 euro, pene che possono aumentare se dai maltrattamenti deriva la morte dell’animale. Davanti ai magistrati l’uomo ha risposto alle domande e ha provato a spiegare la propria versione dei fatti. «È una situazione delicata, lui ha provato a spiegare tutto», si limita a dire il suo difensore, l’avvocato Federico Godino. C’è poi un elemento che rende la vicenda ancora più controversa: l’indagato avrebbe fatto parte di un gruppo animalista e si è sempre definito un convinto sostenitore dei diritti degli animali. Sui social pubblicava fotografie con i suoi cani, post affettuosi, prese di posizione a tutela del benessere animale.
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