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Il fatto

Dietro le sbarre, due volte fragili: il patto per non lasciare sole le donne e le madri detenute

Un passaggio non secondario riguarda l’integrazione della prospettiva di genere nell’attività del garante: potrà segnalare casi specifici di discriminazione o violazione dei diritti connessi alla condizione femminile

Dietro le sbarre, due volte fragili: il patto per non lasciare sole le donne e le madri detenute

Un’intesa per portare la parità di genere anche dietro le sbarre. È stato siglato oggi a Palazzo Lascaris l’accordo tra la Commissione regionale per le Pari Opportunità e il Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale. Obiettivo: migliorare le condizioni di vita delle persone detenute, con un’attenzione particolare alle donne e alle madri recluse. A firmare il protocollo sono state Maria Rosa Porta, presidente della Commissione regionale per le Pari Opportunità, e l’avvocata Monica Formaiano, Garante regionale dei detenuti. Per la Regione si tratta di «un ulteriore passo avanti» nell’impegno per la tutela dei diritti, anche nei contesti più complessi. L’accordo prevede iniziative formative e informative rivolte al personale penitenziario, agli operatori e alle stesse persone detenute. In programma incontri, seminari, convegni, campagne di sensibilizzazione e progetti dedicati alla salute e al benessere delle donne recluse e dei loro figli. Spazio anche a studi e ricerche, eventualmente in collaborazione con altri enti. Un passaggio non secondario riguarda l’integrazione della prospettiva di genere nell’attività del Garante: nell’ambito delle sue funzioni di osservazione e intervento, potrà segnalare casi specifici di discriminazione o violazione dei diritti connessi alla condizione femminile.

«Questo accordo rientra appieno nella mission della nostra Commissione - ha commentato Porta -. Nel sistema carcerario molte donne vivono una duplice fragilità: alla detenzione si sommano le difficoltà legate alla genitorialità e al reinserimento lavorativo, spesso più complesse rispetto agli uomini». Per Formaiano il protocollo «non è solo un atto formale, ma l’avvio di un percorso concreto». Le donne detenute, pur rappresentando una minoranza numerica, «non devono diventare marginali nei diritti». Molte portano con sé storie di fragilità sociale, violenza e marginalità, e necessitano di interventi mirati per il reinserimento. Sulla stessa linea la vicepresidente della Commissione, Patrizia Alessi: «La pena deve essere certa, ma deve anche offrire un percorso di recupero. Lavoro, formazione e supporto psicologico sono strumenti essenziali per dare una vera possibilità di cambiamento». E Paola Berzano aggiunge che i numeri più bassi delle detenute «non possono essere una scusa» per limitare percorsi formativi e opportunità. La disparità, sottolinea, non può diventare strutturale per carenza di risorse.

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