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Stranger Things, bufera sul finale: “È stato scritto da ChatGPT?” Il web si divide

Dalle accuse di uso dell’intelligenza artificiale alle teorie complottiste sul “vero finale”, il dibattito infiamma i fan dopo l’uscita del documentario ufficiale

Stranger Things, bufera sul finale: “È stato scritto da ChatGPT?” Il web si divide

I finali delle grandi serie sono spesso un terreno minato e Stranger Things non ha fatto eccezione. Dopo nove anni di successi, teorie e affezione del pubblico, la conclusione della saga ambientata a Hawkins ha lasciato molti spettatori insoddisfatti. Ma se inizialmente le critiche si concentravano su scelte narrative e presunte incoerenze della sceneggiatura, oggi il dibattito si è spostato su un terreno ancora più controverso: l’intelligenza artificiale.

A innescare la polemica è stato One Last Adventure: The Making of Stranger Things 5, il documentario ufficiale che racconta il dietro le quinte dell’ultima stagione. In alcune brevi inquadrature, alcuni fan più attenti hanno notato sui laptop dei Duffer Brothers delle schede del browser che, secondo loro, ricorderebbero l’interfaccia di ChatGPT. Tanto è bastato perché sui social esplodesse l’accusa: il finale sarebbe stato “scritto dall’IA”.

Secondo una parte del fandom, l’eventuale utilizzo di ChatGPT o di strumenti simili spiegherebbe i punti deboli dell’episodio conclusivo: snodi narrativi ritenuti frettolosi, personaggi poco approfonditi e un epilogo giudicato da alcuni troppo lineare. Per questi spettatori, l’idea che gli autori si siano affidati a una “scorciatoia tecnologica” diventa una chiave di lettura comoda per giustificare la delusione.

Tuttavia, al momento non esiste alcuna prova concreta che confermi queste accuse. Le immagini mostrate nel documentario sono vaghe e non permettono di identificare con certezza i contenuti delle schede aperte. La semplice somiglianza grafica non è sufficiente a dimostrare l’uso di un’IA nella scrittura.

La polemica sull’intelligenza artificiale si inserisce in un clima già carico di sospetti e interpretazioni alternative. Già prima dell’uscita del documentario, sui social era diventata virale la teoria del cosiddetto “Conformity Gate”. Secondo questa ipotesi, il finale trasmesso su Netflix il 31 dicembre 2025 non sarebbe quello autentico.

I sostenitori di questa teoria credono che la sequenza conclusiva, con i protagonisti finalmente diplomati, riuniti e apparentemente avviati verso un futuro sereno, rappresenti in realtà un’illusione creata da Vecna, il grande antagonista della stagione. Il “vero finale”, sempre secondo questa visione, sarebbe nascosto in un episodio segreto mai pubblicato. Un’idea affascinante, ma mai supportata da dichiarazioni ufficiali.

A smorzare le accuse sull’uso di ChatGPT è intervenuta anche Martina Radwan, regista del documentario, che in un’intervista a The Hollywood Reporter ha chiarito di non aver mai assistito all’impiego di strumenti di intelligenza artificiale nella writers’ room. Secondo Radwan, le numerose schede aperte sui computer degli autori erano semplicemente legate a ricerche, appunti e attività di multitasking tipiche di un processo creativo complesso.

Al di là della veridicità delle accuse, il caso Stranger Things racconta qualcosa di più ampio. Quando una serie amatissima giunge al termine con un finale polarizzante, il pubblico online tende a cercare spiegazioni alternative, talvolta sfociando in teorie estreme o complottiste. L’intelligenza artificiale, oggi al centro di molti dibattiti culturali, diventa così il bersaglio perfetto.

Che il finale piaccia o meno, una cosa è certa: Stranger Things ha dimostrato ancora una volta di essere molto più di una serie TV. È un fenomeno capace di accendere discussioni globali, riflettendo paure, aspettative e ossessioni del nostro tempo, comprese quelle legate al ruolo sempre più pervasivo dell’IA nella creatività umana.

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