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Cardiochirurgia
15 Gennaio 2026 - 16:30
Per la prima volta nella storia della medicina è stato eseguito un bypass aorto-coronarico senza aprire il torace del paziente. Un traguardo che segna una svolta nella cardiochirurgia e apre nuove prospettive per persone considerate finora non operabili con le tecniche tradizionali.
L’intervento, portato a termine con successo negli Stati Uniti, ha utilizzato una procedura mini-invasiva denominata VECTOR (ventriculo-coronary transcatheter outward navigation and re-entry). Questa tecnica consente di creare un nuovo percorso per il flusso sanguigno verso il cuore attraverso cateteri introdotti dai vasi delle gambe, evitando la sternotomia e la chirurgia a cuore aperto. A sei mesi dall’operazione, il paziente non presenta più segni né sintomi di ostruzione coronarica, confermando l’efficacia dell’approccio.
L’innovativo bypass è stato realizzato da un’équipe del Centro cardiovascolare e valvolare strutturale dell’Ospedale dell’Università Emory di Atlanta e della Sezione cardiovascolare del National Heart, Lung and Blood Institute dei National Institutes of Health (NIH), in collaborazione con l’Ospedale St. Francis e il centro cardiologico di Roslyn. A coordinare il lavoro è stato il professor Christopher G. Bruce. I risultati e i dettagli tecnici dell’operazione sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Circulation: Cardiovascular Interventions.
Il paziente, un uomo di 67 anni, presentava una storia clinica estremamente complessa: numerosi precedenti interventi cardiaci, insufficienza cardiaca, insufficienza renale e altre patologie che rendevano impossibile ricorrere alla chirurgia tradizionale. In condizioni normali, il bypass aorto-coronarico viene eseguito aprendo il torace e, a seconda dei casi, con o senza l’ausilio della circolazione extracorporea. In questo caso, però, tale opzione era esclusa.
La situazione era ulteriormente complicata dal fatto che il paziente era stato sottoposto in passato a una sostituzione valvolare aortica transcatetere (TAVR), una procedura che raramente può portare all’ostruzione di un’arteria coronaria. La bioprotesi valvolare deteriorata si trovava infatti molto vicino all’ostio della coronaria sinistra: una sostituzione standard avrebbe potuto interrompere il flusso di sangue verso il cuore con conseguenze fatali.
Di fronte a questo scenario, i medici hanno scelto una strada alternativa, adattando all’uomo una tecnica già sperimentata in ambito veterinario. La VECTOR permette di navigare all’interno del cuore e dei vasi coronarici dall’interno, creando micro-passaggi attraverso le pareti cardiache per aggirare le ostruzioni e ristabilire una perfusione adeguata. In sostanza, viene costruito un “ponte” interno che consente al sangue di raggiungere nuovamente il muscolo cardiaco.
Secondo i ricercatori, l’accesso per via transcatetere non è di per sé una novità; ciò che rende questa procedura rivoluzionaria è il modo in cui gli strumenti vengono utilizzati una volta raggiunto il cuore. La combinazione di fili guida, cateteri e dispositivi appositamente progettati consente di superare ostacoli che finora rappresentavano un limite invalicabile.
Il team sottolinea come questo risultato sia il frutto di un percorso rapido ma rigoroso, partito dalla fase di ideazione e sperimentazione animale fino all’applicazione clinica. Un processo reso possibile dalla stretta collaborazione tra centri di eccellenza e da un contesto di ricerca altamente avanzato.
Pur trattandosi di una procedura complessa e non priva di rischi, i medici ritengono che la VECTOR possa offrire una nuova opportunità terapeutica a molti pazienti esclusi dalle opzioni convenzionali. Se ulteriori studi confermeranno sicurezza ed efficacia, questo primo bypass aorto-coronarico “senza torace aperto” potrebbe rappresentare l’inizio di una nuova era per la cardiochirurgia mini-invasiva.
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