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Salute
15 Gennaio 2026 - 21:25
La riduzione degli animali selvatici non riguarda solo le specie che scompaiono: cambia anche il comportamento di chi resta, come le zanzare, che si rivolgono sempre più spesso agli esseri umani per nutrirsi. Questo fenomeno aumenta il rischio di trasmissione di malattie pericolose.
La Foresta Atlantica, lungo la costa brasiliana, è uno degli ecosistemi più ricchi al mondo. Un tempo copriva gran parte del Brasile e ospitava centinaia di specie tra uccelli, mammiferi, rettili, anfibi e pesci. Oggi però solo circa un terzo della sua estensione originale rimane intatto, a causa di deforestazione, urbanizzazione e altre attività umane. La perdita di habitat non riguarda solo le specie che scompaiono, ma altera profondamente le abitudini di chi sopravvive, come le zanzare.
Una ricerca pubblicata su Frontiers in Ecology and Evolution mostra che alcune specie di zanzare, prive di altre fonti di sangue a causa della riduzione della fauna selvatica, si rivolgono con maggiore frequenza agli esseri umani. In altre parole, minore biodiversità significa più punture sulle persone, con conseguenze dirette per la salute pubblica.
“Abbiamo visto che nelle aree frammentate della Foresta Atlantica le zanzare preferiscono chiaramente il sangue umano”, spiega Jeronimo Alencar, biologo dell’Istituto Oswaldo Cruz di Rio de Janeiro e autore principale dello studio. “Questo è preoccupante perché anche in ambienti ricchi di potenziali ospiti naturali, le zanzare scelgono gli esseri umani, aumentando il rischio di malattie trasmesse.”
Per capire le preferenze alimentari delle zanzare, i ricercatori hanno operato in due aree protette ma fortemente degradate nello stato di Rio de Janeiro. Le femmine catturate con trappole, piene di sangue, sono state analizzate in laboratorio. Solo le femmine necessitano di sangue per sviluppare le uova, quindi sono loro a pungere.
Attraverso l’analisi del DNA del sangue, confrontato con un database genetico, è stato possibile determinare l’ospite di ogni zanzara. Su 1.714 esemplari catturati, solo 145 avevano recentemente succhiato sangue, e in 24 casi è stata identificata la fonte: 18 volte si trattava di esseri umani, mentre le restanti punture coinvolgevano anfibi, uccelli, un cane e un rodente. Alcune zanzare avevano persino mescolato più specie diverse nello stesso pasto.
Pur basandosi su un campione relativamente piccolo, i risultati forniscono un importante indizio sul legame tra perdita di biodiversità e aumento delle punture sugli umani.
Il comportamento delle zanzare è complesso. Alcune specie hanno preferenze innate, ma anche la disponibilità e la vicinanza degli ospiti giocano un ruolo fondamentale. Quando molti animali selvatici spariscono o diminuiscono, l’alternativa più facile diventa l’essere umano.
Questo fenomeno non è solo fastidioso: in Brasile le zanzare possono trasmettere virus come febbre gialla, dengue, Zika, chikungunya e Mayaro, che rappresentano una minaccia seria per la salute pubblica. Conoscere le abitudini alimentari degli insetti è quindi cruciale per prevenire epidemie e pianificare strategie di sorveglianza.
Il messaggio dello studio è chiaro: preservare foreste e biodiversità non significa solo salvaguardare animali e piante, ma anche proteggere gli esseri umani da un aumento di punture e da possibili epidemie. Migliorare l’habitat naturale offre alle zanzare alternative diverse dall’uomo, diminuendo la pressione sulle popolazioni umane. Non è una soluzione immediata, ma costituisce un incentivo in più per conservare la fauna e gli ecosistemi.
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