A un primo sguardo sembrano semplici decorazioni: fiori stilizzati, petali, arbusti e motivi vegetali che adornano frammenti di antiche ceramiche. Eppure, dietro quelle forme apparentemente ornamentali potrebbe nascondersi una delle più antiche tracce di pensiero matematico mai individuate nella storia umana.
È quanto emerge da uno studio pubblicato sul Journal of World Prehistory, che ha analizzato centinaia di frammenti ceramici risalenti a circa 8.000 anni fa e attribuiti alla cultura di Halaf, una civiltà fiorita nella Mesopotamia settentrionale tra il 6200 e il 5500 a.C.
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I reperti provengono da 29 siti archeologici diversi, alcuni distanti centinaia di chilometri tra loro, e sono stati raccolti nel corso di oltre un secolo di scavi, dal 1899 ad oggi. Nonostante la dispersione geografica e temporale, questi frammenti mostrano una straordinaria coerenza stilistica.
Come spiegano gli archeologi Yosef Garfinkel e Sarah Krulwich dell’Università Ebraica di Gerusalemme, le decorazioni botaniche non sono disposte in modo casuale. Analizzandole nel dettaglio, i ricercatori hanno individuato schemi di ripetizione estremamente precisi, basati su progressioni geometriche regolari: 4, 8, 16, 32 e 64 elementi.
È proprio questa ripetizione sistematica a rendere la scoperta così significativa. Secondo gli studiosi, sequenze di raddoppio così rigorose difficilmente possono essere frutto del caso o di una semplice scelta estetica. Al contrario, indicano l’esistenza di un ragionamento matematico intenzionale, applicato consapevolmente all’organizzazione dello spazio decorativo.
In altre parole, chi realizzava queste ceramiche sembrerebbe possedere una comprensione intuitiva delle quantità, delle divisioni e delle proporzioni, molto prima dell’invenzione di numeri scritti o sistemi di calcolo formali.
Gli autori dello studio ipotizzano che questo tipo di pensiero matematico possa essere nato da esigenze pratiche. La gestione collettiva delle risorse, come la divisione equa dei raccolti tra famiglie o villaggi, avrebbe richiesto capacità di conteggio e di suddivisione precise. L’arte, in questo contesto, potrebbe aver rappresentato uno dei primi ambiti in cui tali competenze venivano esercitate e trasmesse.
La portata della scoperta è notevole. Finora, uno dei più antichi sistemi numerici conosciuti, quello sumero, era datato intorno al 3500 a.C. Le ceramiche di Halaf sono, invece, più antiche di circa tre millenni. Questo significa che il pensiero matematico potrebbe aver preceduto di molto la scrittura, influenzando il modo in cui le comunità preistoriche organizzavano lo spazio, le risorse e persino l’espressione artistica.
Se confermata da ulteriori studi, questa interpretazione potrebbe costringerci a rivedere radicalmente le origini della matematica: non più come un’invenzione improvvisa legata alla nascita delle città e della scrittura, ma come un sapere graduale, nato dall’esperienza quotidiana e inciso, letteralmente, sull’argilla di antiche ceramiche.