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Il vino
26 Gennaio 2026 - 19:00
Per denominazioni come Barolo, Barbaresco e Roero, l’annata non è un semplice numero in etichetta, ma il diario di un vero e proprio ecosistema. Le nuove uscite — dal Barbaresco 2023 al Barolo 2022, fino al Roero 2024 — ci consegnano il racconto di vigne che hanno imparato a resistere alla siccità e ai cambiamenti metereologici.
Il 2022 rimarrà nella memoria per un inverno arido e un'estate rovente, con temperature che hanno spesso superato i 35°C. Tuttavia, grazie alle riserve idriche accumulate l'anno precedente, le viti non si sono arrese. Ne è nato un Barolo caratterizzato da un'ottima ampiezza olfattiva e una struttura sapida. Con oltre 14,5 milioni di bottiglie, la denominazione dimostra una maturità tecnica capace di gestire annate estreme mantenendo un profilo armonico e godibile sin da subito.
Anche il 2023 è stato segnato dal calore, ma con una ferita profonda: la grandinata del 6 luglio. Un evento drastico che ha colpito zone cruciali tra Langa e Roero. Solo il ritorno di un clima autunnale a settembre ha permesso di salvare la qualità.
Il Barbaresco 2023 si presenta elegante al naso e armonico al palato. La produzione è stata di circa 5 milioni di bottiglie su 814 ettari.
Sul fronte del Roero, il racconto si sdoppia a causa dell'andamento meteorologico molto diverso tra le due annate. Il Roero Riserva 2023 è figlio del caldo. L'annata 2024 ha ricordato i tempi passati, con piogge regolari che hanno evitato stress alle piante, nonostante un autunno piovoso che ha complicato la vendemmia. Il risultato è un vino decisamente varietale, con una struttura sapida e una solida prospettiva di longevità.
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