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Il caso

A Torino solo 1 su 2 paga le multe...e Gtt elimina i tornelli dai bus

Il totale degli incassi mancati dal 2024 ad oggi ammonta a quasi 8 milioni di euro

Gtt: i controllori diventano agenti di polizia amministrativa

Controllori a lavoro su un tram visti di spalle - foto d'archivio

Una multa su due resta sulla carta. Il resto finisce nel limbo delle sanzioni non pagate (prima di passare all'Agenzia delle Entrate) che nel caso di Gtt valgono quasi 8 milioni di euro. È anche da qui che parte il bilancio, poco incoraggiante, dell’esperimento dei tornelli sui bus a Torino: nati per ridurre l’evasione, finiranno per essere smontati.

L’azienda ha infatti previsto un cronoprogramma di rimozione dei dispositivi installati su alcune linee della rete urbana e suburbana. "In quanto inutili", recita la nota ufficiale del Gruppo. Una decisione che chiude – di fatto – una sperimentazione partita nel febbraio 2019, quando le sbarre a bordo degli autobus erano state presentate come strumento capace di mettere un freno ai “portoghesi”.

Oggi i tornelli sono presenti su venti mezzi, circa il 3% della flotta, impiegati sulle linee 6, 19, 44, SE1 e SE2, che collegano il capoluogo con la prima cintura. Il meccanismo è semplice: si sale solo dalla porta anteriore, si valida il biglietto e il tornello si apre con una luce verde. Per scendere, invece, si utilizzano le porte centrali o quella posteriore.

Sulla carta, una barriera all’evasione. Nei numeri, molto meno. I dati letti nell'ultimo Consiglio comunale dall’assessora alla Mobilità Chiara Foglietta, rispondendo a un’interpellanza della capogruppo di Forza Italia Federica Scanderebech, raccontano un paradosso: sui bus con il tornello si evade più che sugli altri.

Nel 2025, sui mezzi dotati di sbarra sono stati controllati 9.940 passeggeri e sono state elevate 953 multe, pari a un tasso di evasione del 9,59%. In alcune linee il fenomeno è ancora più marcato: sulla SE1 l’evasione arriva al 22,44%, sulla SE2 al 20,20%. Un trend confermato anche dai controlli effettuati nei primi mesi del 2026. «Se verifichiamo gli anni 2024-2025-2026 (gennaio) emergono cifre molto elevate che, se riscosse, potrebbero essere reinvestite per creare sistemi di controllo più efficaci e garantire il rispetto delle regole per tutti», ha evidenziato Scanderebech.

Il risultato è che la barriera fisica non ha fatto da deterrente quanto sperato. E quando la multa arriva, spesso non viene nemmeno pagata: meno della metà delle sanzioni viene effettivamente incassata.

Da qui la decisione di Gtt: nessuna nuova installazione e progressiva rimozione dei tornelli esistenti, giudicati troppo costosi rispetto ai benefici. 

Una scelta che non convince l’opposizione. Secondo Scanderebech, infatti, «le esperienze di molte città europee dimostrano che i tornelli, se gestiti correttamente e come unico sistema di accesso, possono ridurre drasticamente l’evasione tariffaria».

A Torino, però, dopo sei anni di prova, la conclusione sembra più semplice: la sbarra c’è stata, ma il biglietto continua a essere opzionale.

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