Una multa su due resta sulla carta. Il resto finisce nel limbo delle sanzioni non pagate (prima di passare all'Agenzia delle Entrate) che nel caso di Gtt valgono quasi 8 milioni di euro. È anche da qui che parte il bilancio, poco incoraggiante, dell’esperimento dei tornelli sui bus a Torino: nati per ridurre l’evasione, finiranno per essere smontati.
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L’azienda ha infatti previsto un cronoprogramma di rimozione dei dispositivi installati su alcune linee della rete urbana e suburbana. "In quanto inutili", recita la nota ufficiale del Gruppo. Una decisione che chiude – di fatto – una sperimentazione partita nel febbraio 2019, quando le sbarre a bordo degli autobus erano state presentate come strumento capace di mettere un freno ai “portoghesi”.
Oggi i tornelli sono presenti su venti mezzi, circa il 3% della flotta, impiegati sulle linee 6, 19, 44, SE1 e SE2, che collegano il capoluogo con la prima cintura. Il meccanismo è semplice: si sale solo dalla porta anteriore, si valida il biglietto e il tornello si apre con una luce verde. Per scendere, invece, si utilizzano le porte centrali o quella posteriore.
Sulla carta, una barriera all’evasione. Nei numeri, molto meno. I dati letti nell'ultimo Consiglio comunale dall’assessora alla Mobilità Chiara Foglietta, rispondendo a un’interpellanza della capogruppo di Forza Italia Federica Scanderebech, raccontano un paradosso: sui bus con il tornello si evade più che sugli altri.
Nel 2025, sui mezzi dotati di sbarra sono stati controllati 9.940 passeggeri e sono state elevate 953 multe, pari a un tasso di evasione del 9,59%. In alcune linee il fenomeno è ancora più marcato: sulla SE1 l’evasione arriva al 22,44%, sulla SE2 al 20,20%. Un trend confermato anche dai controlli effettuati nei primi mesi del 2026. «Se verifichiamo gli anni 2024-2025-2026 (gennaio) emergono cifre molto elevate che, se riscosse, potrebbero essere reinvestite per creare sistemi di controllo più efficaci e garantire il rispetto delle regole per tutti», ha evidenziato Scanderebech.
Il risultato è che la barriera fisica non ha fatto da deterrente quanto sperato. E quando la multa arriva, spesso non viene nemmeno pagata: meno della metà delle sanzioni viene effettivamente incassata.
Da qui la decisione di Gtt: nessuna nuova installazione e progressiva rimozione dei tornelli esistenti, giudicati troppo costosi rispetto ai benefici.
Una scelta che non convince l’opposizione. Secondo Scanderebech, infatti, «le esperienze di molte città europee dimostrano che i tornelli, se gestiti correttamente e come unico sistema di accesso, possono ridurre drasticamente l’evasione tariffaria».
A Torino, però, dopo sei anni di prova, la conclusione sembra più semplice: la sbarra c’è stata, ma il biglietto continua a essere opzionale.