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Politica
01 Maggio 2026 - 17:30
Definire “complesso” l’ultimo mese della politica italiana è dire poco. Le ultime settimane sono state segnate da un susseguirsi di eventi, tra scenari internazionali instabili e dinamiche interne in continuo movimento, che hanno inciso tanto sul quadro economico quanto sugli equilibri politici del Paese.
Sul piano globale continua a dominare il conflitto con l’Iran, una crisi che non mostra ancora spiragli concreti di risoluzione. Le ripercussioni si fanno sentire soprattutto sul mercato energetico, con un aumento dei costi che pesa sulle economie europee, Italia compresa. Il governo è stato così costretto a intervenire per contenere l’impatto sulle famiglie e sulle imprese, mentre il dibattito politico si è acceso sulle strategie da adottare.
Sul fronte interno, il mese è stato caratterizzato da numerosi passaggi delicati. Tra questi, il riassetto dell’esecutivo dopo le dimissioni della ministra Santanchè e del sottosegretario Delmastro, oltre alle nuove nomine nelle principali partecipate pubbliche, da Eni a Leonardo. Non sono mancati neppure i movimenti all’interno dei partiti, in particolare in Forza Italia, alle prese con una ridefinizione del proprio ruolo politico.
Due vicende, però, hanno dominato il dibattito pubblico. Da un lato, la mancata uscita dell’Italia dalla procedura di infrazione europea per deficit eccessivo, che ha sollevato polemiche sia sul piano politico sia su quello tecnico. Dall’altro, il caso della grazia concessa a Nicole Minetti, che ha coinvolto magistratura, ministero della Giustizia e Quirinale, alimentando tensioni istituzionali.
In questo contesto si inseriscono i nuovi dati sui sondaggi, che mostrano cambiamenti significativi. Il dato più rilevante è la crescita di Futuro Nazionale, il partito guidato da Vannacci, che raggiunge il 4,1%, guadagnando oltre un punto in un mese. Un’ascesa che sembra avvenire soprattutto a scapito della Lega, scesa al 5,8%, e in parte di Fratelli d’Italia, che cala al 26,2%, il livello più basso dalle europee.
Forza Italia perde mezzo punto ma si mantiene al 9%, mentre tra le opposizioni si registra una sostanziale stabilità: il Partito Democratico è al 22,3%, il Movimento 5 Stelle al 14,3% e Alleanza Verdi-Sinistra al 6,7%. Più distanti le altre forze: Azione al 3,1%, Italia Viva al 2% e +Europa all’1,3%.
Il risultato complessivo è un sostanziale equilibrio tra le coalizioni: il centrodestra si attesta al 46,1%, mentre il cosiddetto “campo largo” raggiunge il 46,6%. Un dato che, per la prima volta, segnala un leggero vantaggio del centrosinistra, anche considerando il peso crescente della nuova formazione di Vannacci.
Per quanto riguarda il governo, si registra una lieve ripresa del consenso: l’indice di gradimento sale al 41%, mentre la presidente del Consiglio Giorgia Meloni raggiunge il 42%. Un miglioramento che sembra legato anche alle recenti prese di posizione sul piano internazionale, in particolare nel confronto con Donald Trump.
Resta però aperta la questione della legge elettorale. L’attuale equilibrio tra gli schieramenti lascia intravedere il rischio di una maggioranza fragile dopo le prossime elezioni, soprattutto al Senato. Da qui la crescente pressione per una riforma del sistema di voto, che potrebbe però aprire nuovi scontri politici.
Nel centrodestra si pone il nodo dell’integrazione di Futuro Nazionale, che potrebbe spingere la coalizione verso posizioni più radicali, con possibili tensioni interne, soprattutto per Forza Italia. Nel centrosinistra, invece, resta da definire una leadership condivisa e una linea chiara, in particolare sulla politica estera.
Il quadro, insomma, resta fluido. E se è vero che i sondaggi fotografano una situazione di sostanziale parità, è altrettanto evidente che gli equilibri potrebbero cambiare rapidamente, in un contesto nazionale e internazionale ancora fortemente instabile.
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