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23 Febbraio 2026 - 21:00
Quando l'indipendenza domestica bussa alla porta, i primi esperimenti con il bucato si trasformano spesso in un catalogo di disastri. Tra maglioni di cashmere ridotti a taglie neonato, lenzuola trafitte dal ferro da stiro e lavatrici che rigurgitano schiuma per l'eccesso di sapone, gli errori dei principianti sono un classico che farebbe rabbrividire qualsiasi nonna. Eppure, nel 2026, la moda ha deciso che il confine tra un incidente domestico e un capo di alta gamma è diventato sottilissimo.
La maison Vetements ha infatti trasformato una delle distrazioni più comuni — la bruciatura del ferro da stiro — in un' icona di stile.
La camicia che sta infiammando le discussioni online è, all'apparenza, un semplicissimo modello bianco. L'unico dettaglio che la distingue è una stampa grafica iper-realistica: un triangolo scuro e sfumato che simula alla perfezione il danno causato da un ferro lasciato troppo a lungo sul tessuto.
Nonostante l'estetica, il successo commerciale è stato immediato: il capo è andato rapidamente sold-out.
Sebbene la proposta di Vetements sembri rivoluzionaria, il concetto affonda le radici nel 2007. Fu Martin Margiela, il maestro della decostruzione, a portare per primo l'imperfezione in passerella.
Nella collezione Primavera/Estate di quell'anno, Maison Margiela presentò una canotta bianca a costine con lo stesso effetto bruciato. L'obiettivo era rompere il dogma del lusso inteso come bellezza impeccabile. Inserendo un segno di degrado su un capo di alta moda, Margiela poneva un interrogativo, oggi attuale più che mai: il valore di un oggetto risiede nella sua perfezione formale o nell'idea che rappresenta?
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