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Tradizioni
28 Febbraio 2026 - 21:15
Con l’arrivo di marzo, la natura si risveglia, e insieme a essa riaffiorano antiche tradizioni contadine che affondano le radici nei riti pagani legati alla fertilità e al culto della terra. Tra queste, una delle celebrazioni più suggestive è il Calendimarzo, nato dal latino Calendae Martii, il primo giorno di marzo celebrato dagli antichi Romani come l’inizio del nuovo anno agricolo. Questa ricorrenza era un’occasione per eseguire riti propiziatori volti a favorire la rinascita della natura e la prosperità dei campi.
Una delle espressioni più vive di questa tradizione sono i falò di marzo, rituali che segnano il passaggio dall’inverno alla primavera. In Piemonte, ad esempio, il Falò di San Giuseppe, acceso il 18 o 19 marzo, è uno dei più sentiti. Questo evento non è solo un momento di aggregazione sociale, ma porta con sé diversi significati profondi:
Brucia l’inverno, eliminando sterpi e legna accumulata durante la stagione fredda.
Accoglie la primavera, augurando un’annata agricola fertile e ricca.
Unisce le comunità rurali, tra canti, balli e degustazioni di piatti tipici come polenta e vin brulé.
Oltre al valore simbolico, i falò avevano anche una funzione pratica: si bruciavano i tralci potati della vite, detti “sermenti”, per proteggere le vigne dai parassiti e prepararle alla nuova stagione produttiva.
Mentre il fuoco riscalda i campi, nei vigneti si manifesta un fenomeno affascinante: il pianto della vite. Quando le temperature salgono tra 7 e 12°C, la linfa inizia a scorrere nei tralci potati, gocciolando lentamente. Questo segnale indica che la pianta entra nella fase di ripresa vegetativa, preludio al germogliamento e all’apertura delle prime gemme, dando ufficialmente il via alla nuova stagione agricola.
Con la primavera avanzante, i vignaioli si dedicano alla spollonatura, operazione fondamentale per la salute della vite. Questa consiste nel rimuovere polloni (germogli bassi o radicali) e succhioni (germogli vigorosi lungo il tronco) che sottraggono nutrimento ai tralci produttivi. Successivamente, si procede con la legatura dei tralci, eseguita rigorosamente a mano. Nel sistema Guyot, molto diffuso nelle vigne di qualità, il capo a frutto viene fissato ai fili di ferro per mantenere l’equilibrio tra vegetazione e produzione, privilegiando quantità limitate ma eccellente qualità dell’uva.
I tralci potati vengono poi triturati o bruciati e interrati, arricchendo il suolo di sostanza organica, completando un ciclo naturale di rinnovamento.
Le tradizioni contadine e i lavori in vigna sono un chiaro richiamo al legame profondo tra uomo e natura. Dai falò propiziatori al pianto della vite, ogni gesto trascende il semplice lavoro agricolo: è una festa della vita, del tempo che scorre e del ritorno della primavera.
Marzo segna un nuovo inizio: un momento ideale per guardare alla stagione agricola con speranza, passione e rispetto per la terra.
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