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16 Marzo 2026 - 09:30
Una buona notizia, rara nel campo della conservazione: il panda gigante sta meglio. Il 16 marzo si celebra la Giornata Mondiale del Panda e il WWF — che ha adottato l'Ailuropoda melanoleuca come simbolo fin dalla sua fondazione nel 1961 — ricorda come nel 2016 la specie sia passata dalla categoria "In pericolo" a "Vulnerabile" nella lista rossa dell'IUCN. Un cambio di stato che racconta sessant'anni di lavoro sul campo.
Negli anni Ottanta la popolazione era scesa a circa 1.100 individui, a causa della deforestazione delle foreste di bambù in Cina, della frammentazione dell'habitat e dell'isolamento genetico che aveva ridotto drasticamente il tasso di natalità. Un censimento promosso dal governo cinese ha poi stimato la presenza di 1.864 esemplari in natura, con una crescita del 17%, a cui si aggiungono almeno 800 individui ospitati in zoo, centri di ricerca e strutture di riproduzione in cattività.
Il risultato è frutto di un lavoro capillare. Dagli anni Sessanta il numero di riserve naturali dedicate al panda è cresciuto fino a 62, per una superficie complessiva di oltre 16.000 km² di foresta. Sono stati realizzati anche corridoi verdi per collegare le aree protette e ridurre l'isolamento delle popolazioni. Nel 2007 il WWF ha lanciato il Green Heart of China Project, che copre oltre 57.000 km² nel bacino superiore dello Yangtze, con l'obiettivo di integrare conservazione e sviluppo sostenibile per le comunità locali. Tra i risultati più significativi, la creazione del Parco Nazionale del Panda Gigante, che collega habitat fondamentali in tre province cinesi.
Il legame tra il panda e il WWF ha radici precise. Nel 1961, anno di fondazione dell'organizzazione, la Cina donò allo zoo di Londra un esemplare chiamato Chi-chi: fu quella presenza a ispirare il fondatore Sir Peter Scott e l'artista Gerald Watterson nella creazione del logo che oggi è uno dei simboli più riconoscibili al mondo.
Il cambio di categoria è una notizia positiva, ma non un traguardo definitivo. Le foreste di bambù continuano a essere minacciate dai cambiamenti climatici e la specie resta vulnerabile. Entro il 2030 l'obiettivo è integrare tutto l'habitat del panda in una rete completa di conservazione su scala paesaggistica.
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