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L’Italia candida presepe, uve della Valpolicella e patrimonio alimentare alpino all’UNESCO

Tre proposte per valorizzare tradizioni culturali, enogastronomiche e artigianali

L’Italia candida presepe, uve della Valpolicella e patrimonio alimentare alpino all’UNESCO

L’Italia rilancia la propria presenza nel panorama culturale internazionale proponendo tre nuove candidature alla lista del patrimonio immateriale dell’UNESCO. L’iniziativa, promossa dalla Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco su impulso del Ministero della Cultura, punta a valorizzare tradizioni profondamente radicate nel tessuto sociale e produttivo del Paese.

Tra le proposte figura innanzitutto il presepe, riconosciuto non solo come rappresentazione religiosa ma come espressione viva di creatività artigianale, identità culturale e spiritualità popolare. La candidatura, sostenuta anche da realtà associative e dai luoghi simbolo di Greccio e Assisi, coinvolge inoltre partner internazionali come Spagna e Uruguay. Un’iniziativa che assume un significato ancora più rilevante nell’anno in cui si commemorano gli 800 anni dalla morte di San Francesco d’Assisi, figura centrale nella diffusione di questa tradizione.

Un secondo dossier riguarda il cosiddetto “rito della messa a riposo delle uve della Valpolicella”, ovvero l’antica tecnica dell’appassimento delle uve, fondamentale per la produzione di vini iconici. Questa pratica rappresenta un esempio concreto del legame tra territorio, comunità e saperi produttivi, e nasce dalla collaborazione tra consorzi vitivinicoli, istituzioni accademiche e realtà locali. L’obiettivo è riconoscere e tutelare un patrimonio che unisce tradizione agricola e cultura enologica.

La terza candidatura si inserisce invece in un contesto più ampio e internazionale: il patrimonio alimentare alpino, progetto coordinato dalla Svizzera con il coinvolgimento di Francia e Slovenia. L’iniziativa mira a inserire nel registro delle buone pratiche dell’UNESCO un insieme di conoscenze legate alle tradizioni culinarie delle comunità alpine, promuovendo la trasmissione dei saperi locali e la cooperazione tra Paesi. Si tratta di un modello virtuoso di collaborazione transnazionale per la salvaguardia delle identità culturali legate al cibo.

Nel complesso, queste candidature rappresentano un riconoscimento del valore delle tradizioni immateriali italiane, che spaziano dall’arte presepiale alla cultura enogastronomica, fino alle pratiche condivise a livello europeo. Un patrimonio che non solo racconta la storia del Paese, ma contribuisce anche a rafforzare il dialogo tra comunità e nazioni diverse.

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