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28 Marzo 2026 - 21:22
C’è un aspetto poco noto della storia urbana di Torino: i suoi grandi corsi alberati, simbolo della città, sono nati prima dei celebri boulevard parigini.
Quando il barone Georges-Eugène Haussmann avviò la trasformazione di Parigi negli anni Cinquanta e Sessanta dell’Ottocento, Torino aveva già sviluppato una rete di viali ampi e ordinati, costruiti a partire dagli anni Trenta del XIX secolo.
La loro origine è legata a un passaggio storico preciso: durante il periodo di Napoleone Bonaparte vennero abbattute le mura cittadine, liberando spazi che permisero la nascita di nuovi assi viari e piazze. È in questo contesto che prendono forma corsi come corso Regina Margherita, corso San Maurizio, corso Vittorio Emanuele II, insieme ai viali lungo il fiume Po.
A differenza della capitale francese, Torino non aveva bisogno di essere “sventrata”: la città presentava già una maglia regolare di origine romana e barocca, con strade ortogonali che facilitavano la creazione di lunghe prospettive e nuovi viali.
Nel corso dell’Ottocento, con l’espansione oltre le antiche mura, prende forma un vero sistema urbano fatto di assi ampi, alberati e funzionali, pensati non solo per migliorare i trasporti ma anche per offrire spazi di passeggio. I viali diventano così luoghi di vita quotidiana, progettati per essere vissuti a piedi, all’ombra degli alberi e in direzione del fiume.
Tra i principali assi realizzati in questa fase ci sono anche corso Francia verso Rivoli, corso Duca degli Abruzzi, corso Galileo Ferraris e corso Re Umberto, che ancora oggi costituiscono l’ossatura della viabilità cittadina.
Nonostante questa anticipazione, verso la fine del secolo Torino guarda comunque al modello francese. L’esempio più evidente è via Pietro Micca, realizzata con un intervento radicale che taglia il tessuto storico per collegare piazza Castello alla zona di Porta Susa, portando più luce, aria e decoro urbano. Un’operazione chiaramente ispirata al metodo haussmanniano.
Anche via Roma, pur con un approccio meno invasivo, viene completamente ripensata e ricostruita tra il 1931 e il 1935, seguendo una visione più moderna della città.
Con il tempo, però, il ruolo dei viali cambia. Quelli che in origine erano spazi pensati per il passeggio si trasformano progressivamente in grandi arterie di traffico. I controviali, un tempo ampi marciapiedi dedicati ai pedoni, diventano corsie per le auto e parcheggi.
È proprio in questa evoluzione che si legge la trasformazione di Torino: da città costruita a misura d’uomo a metropoli sempre più legata alla mobilità e alla velocità.
Un cambiamento che invita a guardare questi viali con occhi diversi: non solo come strade, ma come testimonianza di un progetto urbano che, per molti aspetti, ha anticipato il resto d’Europa.
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