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29 Marzo 2026 - 12:45
L’uso dei pagamenti digitali in Italia continua a crescere in modo significativo. Secondo il Rapporto 2026 della Community Cashless Society di Teha Group, il 75,1% delle spese ricorrenti viene ormai gestito in modalità cashless, mentre il 64,2% della popolazione utilizza carte o smartphone quotidianamente o più volte a settimana.
La diffusione dei pagamenti digitali varia, però, a seconda del settore: nell’hospitality si raggiunge il 92%, mentre nel trasporto pubblico resta al 55%. I principali motivi dell’adozione sono velocità e comodità, indicati dal 52,7% degli intervistati. Il cashless domina soprattutto nella gestione di bollette (88,7%), affitti (85,6%) e ricariche telefoniche (80,7%), confermando il ruolo chiave dei pagamenti digitali nelle spese fisse.
L’adozione crescente riguarda anche gli esercizi commerciali, con la quota di attività che accetta pagamenti digitali salita dal 79% al 98% negli ultimi anni. Secondo gli operatori, un aumento di 1 punto percentuale nell’accettazione dei pagamenti cashless può tradursi in un incremento del fatturato tra 0,2 e 0,6 punti percentuali, evidenziando come il cashless rappresenti un vero motore di crescita.
Nonostante il progresso, permangono disparità tra settori e contesti urbani. Nel settore ricettivo, il 92% dei pagamenti è digitale, mentre nel trasporto pubblico, in cultura, sport e nelle stazioni di servizio, il contante resta prevalente. La situazione crea una "quotidianità urbana a due velocità", dove lo stesso cittadino può pagare una notte in hotel con lo smartphone e pochi minuti dopo acquistare in contanti il biglietto dell’autobus o del cinema.
Anche tra i giovanissimi, l’uso del contante rimane elevato, ma tra il 2024 e il 2026 si è registrato un aumento dei pagamenti con carta (+2,7 punti) e smartphone (+5,1 punti). Le famiglie citano come ostacoli principali il rischio percepito di frodi (31,3%), la possibilità di spese incontrollate (23,2%) e la scarsa dimestichezza con gli strumenti digitali.
Il passaggio al digitale porta anche benefici ambientali: una transazione digitale produce in media il 72,4% di emissioni di CO2 in meno rispetto al contante. Tra il 2015 e il 2023, l’adozione del cashless ha permesso di evitare circa 254,5 milioni di chilogrammi di CO2, equivalenti alle emissioni di 1,3 milioni di voli Roma-New York.
Il Rapporto 2026, basato su sondaggi tra esercizi commerciali, imprese e cittadini (per un totale di 2100 rispondenti), analizza l’impatto del cashless sui consumi, sulle abitudini quotidiane e sulle prospettive future dei pagamenti digitali. La Community ha elaborato 47 proposte di policy, di cui 35 già implementate, tra cui la maggiore digitalizzazione della sosta, l’uso di strumenti cashless per la marca da bollo e la creazione di un codice ATECO dedicato ai pagamenti digitali.
Tra le nuove discussioni emerge anche l’ipotesi di riportare il limite di utilizzo del contante a 1.000 euro, come misura antiriciclaggio, per accelerare ulteriormente la transizione verso un ecosistema dei pagamenti integrato, accessibile e sostenibile.
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