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Cannabis e tabacco riducono il volume cerebrale: la conferma da un maxi-studio scientifico

Alterazioni in aree chiave per emozioni e memoria. La materia grigia diminuisce progressivamente con l’uso prolungato di nicotina e THC

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l consumo abituale di cannabis e tabacco non incide solo sulla salute dei polmoni o del sistema cardiocircolatorio, ma modifica profondamente la struttura stessa del cervello. A rivelarlo è un imponente metaanalisi pubblicata sulla rivista scientifica Addiction, che ha preso in esame i dati di oltre 72.000 persone attraverso 103 studi clinici.

La ricerca evidenzia come l'uso di queste sostanze, sia separate che combinate, porti a una riduzione volumetrica in regioni cerebrali cruciali. I consumatori di cannabis presentano un volume ridotto dell'amigdala, l'area responsabile della regolazione delle emozioni e delle risposte allo stress.

Chi fuma tabacco mostra invece danni ancora più estesi: oltre all'amigdala, risultano ridotti l'insula (fondamentale per l'autocoscienza), il globo pallido (legato alla motivazione e al movimento) e la quantità totale di materia grigia.

Il restringimento delle aree cerebrali è guidato dai principi attivi delle due sostanze. Il THC della cannabis agisce sui recettori CB1, alterando la gestione dell'ansia e del dolore. La nicotina, invece, colpisce i recettori dell'acetilcolina, influenzando la trasmissione tra i neuroni. I dati genetici indicano un legame diretto tra l'alto consumo di sigarette e un ippocampo più piccolo, l'area del cervello dove risiedono memoria e capacità di apprendimento.

L'aspetto più preoccupante riguarda la progressione del danno: gli studi longitudinali dimostrano che la perdita di materia grigia si intensifica con il passare degli anni. Questa evidenza fornisce ai professionisti della salute strumenti concreti per sensibilizzare i pazienti, specialmente i più giovani, sui rischi a lungo termine per il rendimento cognitivo e il benessere mentale.

Attualmente, si stima che un adulto su 20 nel mondo consumi cannabis, mentre quasi il 30% della popolazione globale fuma tabacco. Identificare con precisione le "cicatrici" che queste abitudini lasciano nel cervello è il primo passo per una prevenzione più efficace.

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