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Il caso
02 Aprile 2026 - 15:30
Con l’avvicinarsi del Giovedì Santo, a Napoli torna protagonista la storica zuppa di cozze, un piatto simbolo della tradizione locale. Tuttavia, il recente aumento dei casi di epatite A tra città e provincia ha sollevato dubbi e timori tra i cittadini.
Negli ultimi giorni, molti pescivendoli hanno segnalato un forte calo delle vendite, attribuendolo a una paura diffusa legata al consumo di frutti di mare. Secondo loro, anche alcune comunicazioni e provvedimenti locali avrebbero contribuito ad alimentare un’allerta percepita come eccessiva.
Gli specialisti chiariscono però un punto fondamentale: il rischio di contrarre l’epatite A è legato soprattutto al consumo di frutti di mare crudi. Se invece cozze e vongole vengono lavate accuratamente e ben cotte, il pericolo si riduce praticamente a zero.
Inoltre, le ASL stanno promuovendo campagne di vaccinazione gratuita, proprio per contenere la diffusione del virus e proteggere la popolazione.
In sintesi, la tradizione può continuare, ma è essenziale adottare prudenza, rispettare le norme igieniche e scegliere prodotti controllati e sicuri.
La consuetudine di mangiare la zuppa di cozze nel Giovedì Santo ha origini antiche, risalenti al periodo dei Borbone. Fu infatti Ferdinando I di Borbone a introdurre un piatto a base di cozze, inizialmente più elaborato.
Successivamente, su consiglio di un religioso, venne proposta una versione più semplice e “leggera”, adatta al periodo della Settimana Santa: nacque così la zuppa di cozze con pomodoro e olio piccante, diventata nel tempo un vero rito gastronomico.
Nonostante le preoccupazioni legate all’epidemia, la zuppa di cozze resta un elemento centrale della cultura napoletana. Con le giuste precauzioni e una corretta informazione, è possibile continuare a gustarla in sicurezza, senza rinunciare alla tradizione.
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