Cerca

Dettagli nascosti città

Via Po, il dettaglio che pochi notano: perché i portici sono diversi

Nel centro di Torino, via Po rappresenta uno degli assi principali di collegamento tra piazza Castello e piazza Vittorio Veneto

Via Po, il dettaglio che pochi notano

Nel centro di Torino, via Po rappresenta uno degli assi principali di collegamento tra piazza Castello e piazza Vittorio Veneto, fino alla chiesa della Gran Madre di Dio

Nel centro di Torino, via Po rappresenta uno degli assi principali di collegamento tra piazza Castello e piazza Vittorio Veneto, fino alla chiesa della Gran Madre di Dio. Lunga circa 700 metri, la strada è uno degli esempi più riconoscibili dell’urbanistica sabauda, caratterizzata da un tracciato rettilineo e da portici continui che accompagnano il passaggio pedonale.

Lunga circa 700 metri, la strada è uno degli esempi più riconoscibili dell’urbanistica sabauda, caratterizzata da un tracciato rettilineo e da portici continui che accompagnano il passaggio pedonale

Osservando con attenzione, emerge una differenza tra i due lati: i portici sul lato sinistro risultano continui, mentre quelli sul lato destro presentano interruzioni lungo il percorso, con tratti scoperti tra un edificio e l’altro. Questa particolarità, spesso poco evidente a un primo sguardo, è legata a precise scelte storiche e funzionali.

Osservando con attenzione, emerge una differenza tra i due lati: i portici sul lato sinistro risultano continui, mentre quelli sul lato destro presentano interruzioni lungo il percorso, con tratti scoperti tra un edificio e l’altro

Via Po, originariamente chiamata Contrada di Po o Regina Viarium, fu progettata nel XVII secolo durante l’espansione della città voluta da Carlo Emanuele I di Savoia. Il suo sviluppo rispondeva all’esigenza di creare un collegamento diretto tra il centro politico e il fiume, oltre a garantire un accesso scenografico verso la collina.

Nel corso del tempo, la via è diventata anche un importante spazio commerciale e universitario, grazie alla presenza di negozi storici, librerie e sedi dell’Università di Torino. I portici, oltre alla funzione estetica, avevano un ruolo pratico: consentivano di proteggere pedoni e attività commerciali dalle intemperie, rendendo la strada percorribile in ogni stagione.

Via Po, originariamente chiamata Contrada di Po o Regina Viarium, fu progettata nel XVII secolo durante l’espansione della città voluta da Carlo Emanuele I di Savoia

La configurazione attuale dei portici è il risultato di interventi successivi, in particolare all’inizio dell’Ottocento, durante il regno di Vittorio Emanuele I. In quegli anni fu promossa la costruzione della chiesa della Gran Madre, posta oltre il fiume Po e collegata visivamente e urbanisticamente alla via.

Per garantire un percorso coperto continuo lungo l’asse principale, furono realizzati interventi sul lato sinistro, rendendo i portici ininterrotti fino a ridosso del fiume. Sul lato destro, invece, la struttura originaria non venne modificata in modo uniforme, mantenendo una discontinuità architettonica ancora oggi visibile.

Nel corso del tempo, la via è diventata anche un importante spazio commerciale e universitario, grazie alla presenza di negozi storici, librerie e sedi dell’Università di Torino

Un ulteriore elemento distintivo è la leggera pendenza della strada verso il fiume, pensata per facilitare il deflusso delle acque piovane e migliorare la percorribilità. Anche la larghezza uniforme e la simmetria delle facciate riflettono i criteri dell’urbanistica barocca torinese.

La differenza tra i due lati di via Po è quindi il risultato di una stratificazione storica e progettuale, che unisce esigenze pratiche, scelte politiche e sviluppo urbano. Oggi rappresenta uno degli elementi caratteristici della strada, inserito in un contesto che continua a mantenere una forte identità architettonica e funzionale.

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Logo Federazione Italiana Liberi Editori L'associazione aderisce all'Istituto dell'Autodisciplina Pubblicitaria - IAP vincolando tutti i suoi Associati al rispetto del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale e delle decisioni del Giurì e de Comitato di Controllo.