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IL CASO
23 Aprile 2026 - 11:45
Dopo tre anni di silenzio forzato e un’uscita di scena che ha segnato la fine di un’epoca per i pomeriggi di Canale 5, Barbara D’Urso ha deciso di portare Mediaset davanti ai giudici. La procedura di mediazione, svoltasi nelle scorse ore, si è conclusa con un nulla di fatto: nessun accordo economico o morale è stato raggiunto, aprendo la strada a una battaglia legale che promette di scuotere i vertici di Cologno Monzese.
Al centro del contenzioso non ci sono solo i compensi. La conduttrice chiede scuse ufficiali per un episodio risalente al marzo 2023, quando dal profilo ufficiale "Qui Mediaset" partì un post contenente pesanti insulti nei suoi confronti. L’azienda ha sempre parlato di un attacco hacker, ma la difesa della D’Urso non ha mai accettato questa versione, denunciando una palese violazione del Codice Etico aziendale.
Il fronte economico riguarda invece i diritti d’autore: i legali contestano il mancato pagamento delle spettanze per i programmi firmati dalla conduttrice in 16 anni di carriera, incluso il format di sua proprietà Live non è la D’Urso. Ma l’indiscrezione più clamorosa riguarda la gestione editoriale. Secondo l’accusa, Barbara D’Urso sarebbe stata obbligata a sottoporre l’elenco dei propri ospiti all’approvazione preventiva delle produzioni di Maria De Filippi e Silvia Toffanin. Un presunto "filtro" che avrebbe limitato l'autonomia della conduttrice a favore delle "rivali" interne, considerate le attuali eminenze grigie del nuovo corso targato Pier Silvio Berlusconi.
Mentre i fan, le storiche "casalinghe di Voghera", attendono invano un suo ritorno sui teleschermi (anche in Rai, dove le voci si rincorrono senza mai concretizzarsi), lo scontro si sposta ora dalle telecamere alle aule di giustizia. Un distacco definitivo che mette la parola fine a ogni ipotesi di rientro nei palinsesti Mediaset, confermando che il clima di "Eva contro Eva" nei corridoi della tv commerciale è tutt'altro che una leggenda metropolitana.
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