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IL DIBATTITO

Sanità, diritti e fondazioni bancarie: la sfida a 3 per la Regione

Cirio su Crt: «Le istituzioni sono state messe ai margini. Tornino centrali. Serve adeguare lo statuto»

Gianna Pentenero, Sarah Disabato e Alberto Cirio

Gianna Pentenero, Sarah Disabato e Alberto Cirio

Disabato parla protesa in avanti sul podio e spesso prende appunti mentre ascolta gli avversari. Pentenero tamburella sul banco, lo sguardo fisso sulla platea. Cirio sistema il microfono e quando è il suo turno tiene saldo il leggìo tra le mani. Tre candidati alla presidente alla Regione Piemonte si sono presentati così al dibattito organizzato al Museo dell’Auto di Torino. Cinque domande, tre minuti di tempo a testa per rispondere e due “diritti di replica”. Sullo sfondo, il cronometro che segnava il tempo.


Si parte subito in velocità parlando del tema cruciale della campagna elettorale: la sanità. Per sorteggio, la prima risposta spetta a Gianna Pentenero, candidata per il centrosinistra. «Bisogna adottare strumenti di intervento immediato e, allo stesso tempo, va scritto un Piano socio sanitario regionale. Al momento non esiste. È scaduto» attacca e non manca di citare la recente deliberazione della Corte Costituzionale sulla sanità piemontese. Segue a ruota la candidata del Movimento Cinque Stelle Sarah Disabato, che occupa la postazione centrale del palco e spicca tra i due con una giacca colorata. «La disorganizzazione in materia di sanità la pagano i cittadini rinunciando alle cure o migrando fuori città per visite ed esami» arringa e poi si sofferma sul tema dell’edilizia ospedaliera. «Noi crediamo che gli ospedali debbano essere costruiti con fondi pubblici». Per ultimo prende la parola il presidente Alberto Cirio, candidato per il centrodestra. «Nel 2019 abbiamo preso in mano una sanità che aveva tagliato 424 posti di lavoro e 1.563 posti letto» premette. «Recuperare in due anni quelli che si è tagliato in 15 è complesso. In ogni caso, come siamo riusciti a uscire dal Covid, riusciremo anche ad abbattere le liste d’attesa». Sul primo tema hanno chiesto di poter replicare sia Pentenero, che Disabato, ma è Cirio ad avere l’ultima parola assicurando che non vi sia «alcun piano di rientro all’orizzonte per la sanità piemontese».


Palla al centro, si riparte. I candidati sono chiamati a misurarsi sulle criticità del trasporto pubblico locale e, subito dopo, sulle sfide del settore automotive e del futuro di Mirafiori. E così, mentre Pentenero ribadisce la necessità di una maggiore produzione a Torino, Cirio non perde occasione di sottolineare la concordia istituzionale con cui sono state portate avanti le trattative insieme al sindaco di Torino. «Da questa concordia istituzionale mi sarei aspettata qualcosa di più di un concessionario per auto cinesi» la stoccata di Disabato. È poi sui diritti che si infiamma di nuovo la discussione e, in particolare, sul futuro del Fondo Vita Nascente. «Non lo condividiamo» fuga subito ogni dubbio Pentenero. «Lo aboliremo» è netta Disabato. Cirio prende fiato e si rivolge alle due: «Invidio molto le vostre certezze e sicurezze. Quando si parla di vita io mi faccio mille domande. La Regione ha cercato di dare un aiuto. Non accettabile sostituirsi alla donna». E qui Disabato si appella nuovamente al diritto di replica e legge la testimonianza di una donna che ha usufruito del servizio offerto dalle associazioni che fanno capo al Fondo.

Il dibattito si è chiuso parlando dei moti che agitano la Fondazione Crt di Torino. «Le istituzioni sono state messe ai margini, dobbiamo pretendere che ci sia un ritorno nelle fondazioni. Per garantire il ricambio, secondo un principio democratico» la posizione di Cirio. In questo senso, si renderà necessario «adeguare lo statuto». Auspica un rapporto diverso «di maggiore collaborazione, garanzia e ricambio» anche Pentenero. Mentre Disabato chiude chiedendo trasparenza sull’intera vicenda.

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