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la vittima
23 Novembre 2025 - 09:25
Il "capo dei maranza" Don Alì e il maestro Gianni
Aveva smesso di insegnare e sua moglie, per paura di tornare a casa da sola, a fine turno si faceva accompagnare in auto dai colleghi. Ansia, timori (anche di una nuova aggressione da parte dei “maranza”) e un cambiamento delle abitudini di vita dopo le minacce subìte mentre si trovava con la figlia di appena tre anni. Erano questi i tormenti del maestro Gianni, insegnante di scuola elementare presso l’istituto Suore Immacolatine di via Vestignè, nel quartiere Barriera di Milano.

Il 21 ottobre, il docente aveva fatto di tutto per mantenere la calma, stringendo attorno a sé la figlia mentre Don Alì e gli altri due “maranza” lo minacciavano e lo schiaffeggiavano, filmando la scena con gli smartphone e postandola sui canali social. «Se tocchi di nuovo quel bambino, sparisci dalla faccia della terra. Noi non stiamo scherzando, non siamo bambini del c...o». «La prossima volta che ci viene riferito che fai il bullo con un bambino e lo maltratti, questo video diventerà pubblico. La tua faccia diventerà pubblica». Sono solo due delle minacce al docente, finite poi in un video che è stato visto da tutta Italia. Il maestro ha immediatamente fatto denuncia, ma la sua vita da quel giorno è cambiata radicalmente. «Ho un costante stato di ansia e ho paura che mi aggrediscano di nuovo, oppure aggrediscano la mia famiglia. Io e mia moglie - aveva detto il maestro Gianni, denunciando i fatti - abbiamo cambiato le nostre abitudini di vita: io ho smesso di lavorare, mia moglie a fine turno lavorativo si fa accompagnare in auto dai colleghi, per paura di restare sola».
La vittima ha poi descritto i suoi aggressori. Sapeva che Alì era noto sui social, ma non ne ricordava il nome. Ricordava però vestiti, accento, altezza e corporatura dei responsabili. E Don Alì, quell’aggressione l’aveva “annunciata” sui social. «Ci hanno riferito che in una scuola elementare c’è un maestro che picchia gli alunni. Bdm per il sociale», uno dei post, dove “Bdm” è l’acronimo di Barriera di Milano. Nella seconda “storia” Don Alì scrive: «Andiamo da questo maestro che picchia gli alunni. Ci hanno chiamato e noi andiamo, non c’è problema». E poi ancora, una terza "storia": «Aspettando la preda». Di post ce ne sono stati ancora tre, in modo da far vedere ai followers la fase "preparativa" dell'aggressione. Il maestro in realtà non aveva mai maltrattato un bambino. «Avevo fatto sedere in fondo alla classe un alunno che aveva dato della "scrofa" alla mamma di un compagno. Prima - ha raccontato il docente - lo avevo fatto riflettere sul significato di quel termine. Lui mi aveva sbeffeggiato e così l'ho fatto sedere in fondo». Una situazione come tante nelle scuole. Per il maestro Gianni, l'inizio dell'incubo.
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