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Il caso
23 Gennaio 2026 - 07:19
Macchie sospette, dermatiti che sembrano banali arrossamenti, caduta precoce dei capelli. Tra stress, inquinamento e il bombardamento di consigli dai social, zeppo di rimedi "fai-da-te", orientarsi può non essere semplice. Per fare un po’ d’ordine, siamo andati all'ospedale Mauriziano a parlare con il dottor Paolo Broganelli, dermatologo e punto di riferimento nella cura della pelle e nella diagnosi delle malattie cutanee.
Dottore, quali sono oggi le patologie più comuni?
«Negli ambulatori vediamo soprattutto eczemi, da contatto ma soprattutto atopici, poi psoriasi, acne giovanile, vitiligine e le malattie infiammatorie croniche come l’idrosadenite suppurativa. Un grande capitolo riguarda le infezioni: batteriche, virali o fungine, dalle impetigini alle micosi, fino alle verruche e alle infezioni genitali da Hpv. E naturalmente i tumori cutanei: nevi, melanomi ed epiteliomi».
Molti rash possono sembrare cose da poco. Le dermatiti possono essere facilmente viste come qualcosa di "trascurabile. Come capire quando preoccuparsi?
«Conta l’andamento: un’eruzione comparsa poche ore dopo un farmaco o un alimento parla di un evento acuto. Altre patologie, come la psoriasi, hanno invece un andamento cronico. Per noi è fondamentale la morfologia delle lesioni e la storia: acuto o lento nel tempo cambia completamente la diagnosi».
Si parla spesso di auto-controllo dei nei. Quali sono le regole fondamentali da rispettare?
«Guardarsi. Chi non ha centinaia di nei può accorgersi di un cambiamento: un neo nuovo o uno che modifica forma e colore è un segnale importante. Vista la difficoltà di fare screening su tutta la popolazione, l’auto-osservazione è ancora oggi la chiave per la diagnosi precoce del melanoma. L'invito è proprio quello di cercare di osservarsi, di conoscersi. Anche fotografarsi la schiena - o farsela fotografare - aiuta a riconoscere le nuove comparsa».
Quanto conta la protezione solare fuori stagione?
«È la base della prevenzione. L’esempio dell’Australia, con carnagioni chiare e forte esposizione al sole, ci dice quanto gli UV aumentino il rischio di tumori cutanei. La luce danneggia i melanociti e immunodeprime la pelle, favorendo la trasformazione oncologica».
Parliamo invece di capelli e patologie legate al malessere del cuoio capelluto: come distinguere un ricambio fisiologico da una vera alopecia?
«Le cadute stagionali sono frequenti e si risolvono da sole. Diversa è l’alopecia androgenetica, quando noi vediamo un diradamento progressivo non accompagnato da una perdita evidente di capelli nell'ambiente, che richiede terapie specifiche come finasteride e minoxidil: sono gli unici farmaci con validazione scientifica. Poi ci sono le alopecie areate, autoimmuni, o quelle cicatriziali legate a infiammazioni croniche. Alcune segnalano malattie generali come il lupus o infezioni come la sifilide.»
Sui social impazzano consigli di skincare fai-da-te. Aiutano o confondono?
«Entrambe. E' chiaro che non siamo in tanti dermatologi e non è semplice riuscire a fornire sempre le indicazioni corrette, le diagnosi giuste e anche le terapie diciamo adeguate per ogni situazione, per cui si è sviluppato un mondo difficile a volte da interpretare. Per esempio tornando ai capelli bisogna diffidare da terapie troppo costose e rivolgersi a uno specialista. Per ciò che riguarda invece la cura della pelle quotidiana, bisogna sempre stare attenti e capire che tipo di pelle si ha, ma soprattutto che tipo di sistema immunitario si ha. Non tutti i prodotti possono essere applicati su tutti i tipi di pelle e soprattutto possono essere tollerati da tutti i tipi di sistema immunitario. Per cui, sì, sui social ci sono molte cose corrette, ma ce ne sono alcune veramente da considerare non solo scorrette, ma anche molto pericolose».
Per esempio?
«Si legge che prendere tanto sole, addirittura scottarsi, può essere di beneficio per la pelle, per esempio per la sintesi della vitamina D. Ricordiamo che per la sintesi della vitamina D è sufficiente un'ora di luce alla settimana, che è quella che normalmente possiamo prendere tranquillamente uscendo di casa o soprattutto d'estate stando con una gonna, un paio di pantaloni corti, un'ora alla settimana, per cui non è assolutamente necessario prendere più luce del dovuto per garantire la sintesi della vitamina. Anzi, mettersi sotto il sole otto ore per la sintesi della vitamina D rischiando tumore cutaneo è assolutamente qualcosa da evitare».
Infine, quali accorgimenti adottare con i cambi di stagione?
«In inverno la pelle tende a seccarsi di più: meglio detergenti delicati, poco schiumogeni, e aumentare gli emollienti. Molte patologie autoimmuni possono risentire di caldo e freddo, ma una pelle sana di solito regge bene il passaggio. Quanto ai controlli: se non ci sono sintomi sospetti, è sufficiente una visita periodica, ma ai primi cambiamenti la valutazione dermatologica è fondamentale».
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