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IL CASO
02 Gennaio 2026 - 13:00
I numeri sembrano dare ragione a chi sperava in una fine dell’anno più serena, ma la realtà fotografata dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) invita alla massima prudenza. Nell’ultima settimana di dicembre, l’incidenza delle infezioni respiratorie acute in Italia è scesa a 14,5 casi per 1.000 assistiti, un calo sensibile rispetto ai 17,1 della settimana precedente. Un dato che però, secondo gli esperti, non indica la fine dell'epidemia, bensì una "pausa tecnica" dovuta alle festività.
La flessione è più marcata nei dati provenienti dal territorio rispetto a quelli ospedalieri. Il motivo è semplice: con le scuole chiuse e molti uffici in ferie, i contatti sociali tra i bambini e gli adulti si riducono, rallentando la trasmissione. Inoltre, durante il Natale, la propensione dei cittadini a recarsi dal medico di base o a segnalare i sintomi diminuisce drasticamente. In totale, si stimano comunque 820mila nuovi casi in sette giorni, portando il totale stagionale a quasi 7 milioni di contagiati.
La fascia d'età 0-4 anni continua a pagare il prezzo più alto: qui l’incidenza resta altissima, con circa 39 casi ogni 1.000 bambini. È il segno che, nonostante le vacanze, il virus circola ancora con forza nelle case e tra i parenti. In Piemonte, la situazione resta di "intensità media", ma la pressione si è spostata dal territorio alle corsie d’ospedale.
Ospedali sotto pressione: il virus A(H3N2) Il dato più preoccupante riguarda i ricoveri. Negli ospedali, la positività per influenza tra chi presenta sintomi respiratori ha raggiunto il 50,3%. Il virus dominante è il sottotipo A(H3N2), appartenente al subclade K, che quest'anno sembra colpire con particolare aggressività. Le forme gravi e complicate risultano in aumento rispetto alla scorsa stagione, e la stragrande maggioranza dei casi critici riguarda persone non vaccinate.
Con la riapertura delle scuole e il ritorno alla piena attività lavorativa, l'ISS prevede che la curva dei contagi possa tornare a salire rapidamente. Il sequenziamento dei virus non ha mostrato la presenza di ceppi aviari, confermando che i virus in circolazione rientrano tra quelli coperti dai vaccini stagionali. Tuttavia, la bassa copertura vaccinale resta il tallone d'Achille che rischia di ingolfare i pronto soccorso nelle prossime due settimane.
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